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Cannelloni di porro, un’idea per tutti.

Cannelloni di porro cornice1

Dico la verità, mi mancate, mi mancano le/i mie fedelissime/i, mi manca leggere i loro commenti ma riesco a percepire l’affetto e la stima di chi ha imparato a conoscermi e perdonarmi capricci, e colpi di coda.

Ieri la mia dolce Perla ha fatto il vaccino ed oggi è mogia mogia così, per coccolarmela un po’, la tengo sulle ginocchia e coccolo anche il blog e voi con una ricettina semplice, versatile che può passare dal vegano al peccaminoso trasgressivo in un attimo.

Sapete già che io sono privilegiata, posso andare nel campo di Milva e raccogliermi i porri così, come piacciono a me, sporchi di terra, con tutte le barbe che non butto mai via ed ho Perla che li controlla, non posso lamentarmi :-)

Perla e porro-1

Questa, proprio per la sua versatilità, è una ricetta senza dosi, ognuno ricaverà dal porro la quantità di cannelloni e, a seconda delle proprie abitudini alimentari, scegliere e dosare i propri ingredienti quindi, se siete vegani, al posto della ricotta, potete farcirli con verdure e tofu, se siete vegetariani e mangiate pesce, potete farcirli con un composto di porro, patate e salmone ecc., se non avete problemi la scelta si estende all’infinito, lascio a voi la scelta.

Ingredienti:

  • porro,
  • scuete dal boç*,
  • funghi champignon trifolati (porcini, finferli ecc.),
  • pezzetti e striscioline di pancetta affumicata (o speck, prosciutto, di Sauris),
  • aglio di Resia in polvere,
  • burro,
  • pane grattugiato,
  • parmigiano.

cannelloni di porro cornice

Come fare:

scegliere dal porro la sezione più adatta ad ottenere un cannellone, sfilara (deve rimanere intero), lavare e cuocere a vapore per conservare il sapore ed il colore.

Preparare il ripieno, quello che vi piace di più e che si avvicina alla vostra cucina, regolare di sale ed inserirlo nel cannellone di porro aiutandosi con la sac a poche.

Io ho adoperato la ricotta frantumata di Borgotitol, funghi champignon trifolati ed aglio di Resia in polvere.

Oliare o imburrare una cocotte monoporzione o, se avete più persone in famiglia, una pirofila.

Disporre i cannelloni di porro legati con striscioline di pancetta o speck o prosciutto (io, di parte, ed amando il sapore affumicato, prediligo quelli di Sauris), fate voi, spolverizzarli con formaggio stagionato, pane grattugiato (se siete intolleranti al glutine sceglierne uno da prontuario) ed olio o burro, anche di soia per i vegani, i quali potranno sostituire il formaggio con il Parmigiano vegano.

Infornare a 180°C. per 20 minuti e con funzione grill fino a doratura.

cannelloni di porro sfornati-001

Nella foto finale ci sono tre cannelloni, non penserete mica che ello si sia accontentato di due ;-) Li ha apprezzati e non ho avuto il coraggio di sottrarglieli per fotografare l’interno, potete perdonarmi?

Alla prossima, con affetto e grazie Kiara per la fiducia

*scuete dal boç (Si tratta di una ricotta impastata con sale, pepe e semi di finocchio selvatico; quindi viene stagionato per un mese e mezzo per acidificarlo e garantirne la conservazione per lungo periodo.)


Jote di blede (Iota Carnica) con fagiolo Cesarins e la mia versione Tramontina con verza e Chips di Pitina.

 jota carnica, fagioli, farina polenta socc cuore

 Jota Carnica.

L’etimologia del nome è controversa: potrebbe derivare dal tardo latino jutta, brodaglia, che a sua volta originerebbe da una radice celtica; il che è molto probabile visto che, come riferisce il Pinguentini (Gianni Pinguentini, Dizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino, Trieste, Borsatti, 1954), lo stesso significato di brodo, brodaglia, beverone o mangime lo si ritrova nel termine cimbro yot, nell’irlandese it e nel gergo del Poitou jut. Il termine è diffuso anche in Emilia: a Parma, Reggio e Modena, infatti, dzota significa brodaglia.

Si tratta di una minestra che nella versione triestina è a base di crauti (in dialetto triestino capuzi garbi, cappucci acidi), fagioli e sovente patate; viene insaporita con costine o altra carne di maiale affumicata.

Diversamente che a Trieste, dove godette sempre del massimo apprezzamento e non fu mai considerata cibo da poveri semmai l’opposto, la jota in Friuli veniva considerata una pietanza di ripiego, tanto che i vecchi usavano lamentarsi del fatto che per pura necessità erano costretti a mangiarla molto spesso:

simpri jote, simpri jote e mai polente e lat (sempre jota, sempre jota e mai polenta e latte)

«mi inserisco con una nota personale che la dice lunga sulla differenza tra Triestini e Friulani: a Trieste polenta e latte (zuf) era considerato cibo povero: per i friulani il cibo povero era la jote»

Numerose le sue varianti, tra cui quella goriziana, carsolina e bisiaca, che aumentano la quantità di fagioli, o la riducono con l’aggiunta di orzo o mais, sostituiscono tutti o metà dei crauti con la brovada o aggiungono della farina gialla per polenta.

In Friuli viene chiamata jote, ma la sua preparazione un tempo assai diffusa si è molto limitata, tanto da esservi rimasta traccia solo in Carnia, in particolar modo nella Val Degano e nella Val Pesarina.

Simile alla jota è la mignestre di brovade friulana, quest’ultima preparata però con la rapa (brovade) al posto dei crauti e il cotechino (musèt) al posto delle costine di maiale affumicate.

La jota è assai diffusa (con lo stesso nome) anche nel Litorale sloveno, particolarmente sul Carso, nella Valle del Vipacco, sul Collio e nella zona di Tolmino e Caporetto. Nella vicina Austria, invece, nonostante il massiccio impiego dei crauti in varie preparazioni, questo minestrone risulta del tutto sconosciuto. (Fonte Wikipedia, alla fine il link)

collage jota ricetta

 Ricetta Jota in italiano, inglese e dialetto Triestino

Quante cose può svelare una semplice “brodaglia”, quanti pensieri, quanti ricordi possono ritornare alla mente mentre si mettono in pentola pochi, semplici ingredienti.

La cucina della tradizione è già stata scritta, è già stata raccontata: ha viaggiato nel tempo ed attraversato epoche, partendo con una piccola valigia poi, via via, in questa valigia è stato aggiunto, tolto, sostituito qualcosa.

Noi oggi abbiamo a disposizione quella valigia, è la nostra eredità, l’eredità che ci accomuna tutti, indistintamente; a noi, in quest’epoca non rimane altro che prenderne atto.

I confini e le distanze sono stati annullati, puoi acquistare on line: hai voglia di “qualcosa di buono” dell’Africa? Ecco che dopo qualche giorno l’Africa è sulla tua tavola ed è l’occasione per andare a rovistare nella valigia e mettere vicino il tuo mondo con un altro.

Io rimango in Friuli, in Val Pesarina e Valle di Gorto, alta Carnia: dove ha origine questa Jote di blede e quale occasione migliore per adoperare e far conoscere i fagioli Cesarins che assomigliano ai piselli che, in friulano si chiamano cesarons?

Ho avuto l’occasione di conoscerne l’esistenza al Salone del Gusto: per nulla questi fagioli, assieme al Borlottino di Prosenicco e il Gigante di Platischis, erano esposti accanto alla Pitina e due gentili Signore creavano quadri con i preziosi legumi.

Il Gigante di Platischis (fagiolo coccineus) è il fagiolo di montagna, quello che viene coltivato anche in Val Resia , col quale ho preparato alcune ricette che troverete nel blog e che probabilmente quest’anno diventerà grande

collage fagioli salone

Fagioli Cesarins (verdi), Borlottino di Pressenicco (bordi), Gigante di Platischis (in alto)

Andiamo in cucina, riporto fedelmente le dosi originali anche se rimango dell’idea che, a quei tempi, gli ingredienti per le minestre non conoscevano la bilancia: io ho fatto metà dose ma ho dovuto aggiungere del liquido perchè alla fine avrei ottenuto una polenta compatta, ho sostituito l’acqua con l’acqua di cottura dei fagioli.

Solitamente questa Jote veniva servita mettendo al centro della tavola una ciotola di latte per che voleva allungarla: un po’ come si faceva col brodo di pitina, veniva allungato per riempire lo stomaco… Ma erano altri tempi!

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di bietole- coste (blede coste),
  • 1/2 litro di latte (io senza lattosio),
  • 1/2 litro d’acqua (io acqua cottura fagioli),
  • 1 tazzina di farina di mais (io farina di polenta Socchievina di Mazzolini),
  • 1 tazzina di farina di grano (omessa),
  • 200 g. di fagioli lessati (io Cesarins),
  • sale.

jota carnica pp cuore

Come fare:

lavare le biete e lassarle nel latte e acqua salati (io ho diviso la costa dal verde della foglia che ho unito quando il bianco era quasi cotto).

Scolare e frullare e rimettere il composto nella pentola, riportare a bollore ed unire a pioggia le farine (nel mio caso solamente quella di mais).

Continuare la cottura sempre mescolando, per mezz’ora, come si fa per la polenta; quando la jote sarà della consistenza desiderata e, come ho scritto, potete aggiungere latte e/o acqua a piacere, aggiustare di sale ed unire i fagioli lessati in precedenza: riscaldare al momento di portare in tavola.

Note: questa jote, così come l’ho preparata, è senza glutine, senza lattosio, adatta ai vegani e vegetariani che, volendo, possono arricchirla con una spolverata di formaggio a piacere, anche una grattatina di ricotta affumicata e per chi vuole contaminarla con i prodotti della sua terra, anche pecorino, ricotta salata ecc.

Diventa un ricco piatto unico rompendo un uovo al centro: ello ha apprezzato molto questa jote e voi che mi conoscete sapete che è un tipetto difficile.

Nei luoghi d’origine di questa jote spesso la bieta viene sostituita dalla zucca o anche con la brovada (jote e brovade): nella mia rivisitazione ho adoperato la verza.

jota carnica rivisitata con chips pitina cuore

Ingredienti:

  • 200 g. di verza (1 cuore),
  • 1/4 di latte,
  • 1/4 di acqua di cottura dei fagioli Cesarins,
  • 50 g. di Pitina da cuocere della Val Tramontina,
  • 30 g. di farina di polenta Socchievina,
  • 100 g. di purea di fagioli Cesarins,
  • polvere d’aglio di Resia da spolverizzare sulle chips di Pitina.
  • sale.

verza-001

Come fare:

lavare e tagliare il cuore di verza e metterlo a bollire in acqua e latte insieme con la pitina; quando la verza sarà morbida scolarla e togliere anche la pitina con la quale prepareremo le chips.

Frullare la verza e rimettere il composto nella pentola, riportare a bollore e versare la farina; continuare la cottura (nel frattempo preparare le chips di pitina).

Quando la farina sarà cotta unire la purea di fagioli, aggiustare di sale e servire con le chips di Pitina e completare con una spolverata di polvere d’aglio di Resia

Come fare le chips di Pitina:

dopo aver scolato il pezzo di Pitina affettarlo sottilmente, io ho adoperato l’affettatrice ma va bene anche la mandolina: disporre le fettine su carta forno ed infornare a 100°C. per un’ora o più, verificare: se volete velocizzare la preparazione e risparmiare corrente mettere le fettine tra due fogli di carta forno e cuocere a 150°C. per 10/15 minuti.

jota carnica rivisitata con chips pitina cuorepp

Alla prossima

 

Jota

Fagiolo Cesarins

Società Agricola di Platischis

Polenta Socchievina


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

arancia caramellata alto n.

Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

collage arance cardamomo

Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

arance caramellate padella-001

Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

arancia caramellata pp2-001

Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

Perla raggio di sole n-001

Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)


Biscotti vegani con farina di castagne, polpa di avocado, lecitina di soia ed albicocche secche.

biscotti farina di castagne vegani-001

Appena li ho visti sul blog di Simona ho pensato: li faccio ma voglio elaborare una versione vegana, la sfida era sostituire i 3 tuorli e nel blog di Alessandra, “collega” di WordPress (alla fine trovate tutti i link di riferimento)  ho trovato la soluzione: lecitina di soia ed acqua.

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso-001

Lo zucchero l’ho sostituito con albicocche secche reidratate in microonde con poca acqua per 4 minuti e sciroppo di riso, il burro con la polpa di avocado, risultato? Ello li ha mangiati quasi tutti ma, ssst, è un segreto, non gli ho detto delle sostituzioni, perchè complicarmi/gli la vita ;-) ?

composto lecitina,acqua,alb secche,malto di riso da frullare-001

Ingredienti, le mie varianti:

  • 180 g di farina di castagne,
  • 100 g di polpa soda di avocado (al posto del burro),
  • 60 g. di albicocche secche (al posto dello zucchero),
  • 1 cucchiaino da the di sciroppo di riso (c.s.),
  • 50 g di nocciole tritate finemente (se siete intolleranti noci, mandorle ecc.),
  • 4 cucchiai e mezzo di lecitina di soia in granuli (al posto dei tuorli),
  • 6 cucchiaini di acqua (c.s.),
  • una punta di cucchiaino di vaniglia bourbon in polvere (al posto di cacao e rhum),
  • un cucchiaino di cremortartaro.

collage composto lecitina albicocche-001collage biscotti farina castagne

Cliccare sui collage per ingrandire.

Come fare (parzialmente copia/incollato dal blog di Simona):

mettere nel robot da cucina la farina di castagne setacciata col cremortartaro, la vaniglia bourbon in polvere, la polpa di avocado.

Azionare l’apparecchio fino ad ottenere uno sfarinato, unire (io ho adoperato ancora il robot da cucina) le nocciole, il composto di lecitina di soia, acqua, albicocche secche reidratate e sciroppo di riso.

Lavorare brevemente ad intermittenza fino ad amalgamare il tutto, compattare il composto, avvolgerlo nella pellicola e metterlo per 20 minuti in congelatore (mancando il burro ho scelto di rassodare così l’impasto).

Preriscaldare il forno a 180° C., tirare una sfoglia dello spessore di c.ca 4 mm. io, non conoscendo il risultato dell'”esperimento”, non ho avuto l’accortezza di proteggere la sfoglia ma lo farò la prossima volta, perchè ci sarà una prossima volta.

Ritagliare i biscotti con una rotella dentata o con uno stampino, io ho adoperato uno stampino per tartelletta dentellato a forma di cuore, per il centro ho adoperato uno stampino per tortelli ed ancora più al centro un beccuccio dentato per sac a poche (ci si arrangia con quello che c’è).

Posizionare i biscotti sulla placca da forno foderata con l’apposita carta e cuocere per c.ca 15 minuti.

biscotti farina castagne da infornare-001

biscotti farina castagne da infornare1-001

Dedicati a Fabiana e Sara che senz’altro gradiranno, Fabiana l’ho vista per la prima volta quest’anno, dopo una assidua frequentazione virtuale, al Salone del Gusto di Torino, Sara è mia ormai storica Amica e compagna di eventi in quel di Identità Golose e Salone del Gusto 2012/2014, Letissia, da quel che ho percepito, mi ha conosciuta virtualmente in occasione di salutiamoci, raccolta interessante ma dalla quale mi sono allontanata a causa di una “via macrobiotica” spocchiosa, supponente ed arrogante; ma sono dedicati anche a tutte quelle persone che non possono permettersi il lusso di mangiare ciò che desiderano perchè intolleranti o hanno scelto di eliminare le proteine animali per etica e sono dedicati anche a chi continua a seguirmi con stima ed affetto

Link di riferimento in ordine alfabetico:

Alessandra (sostituzione tuorli)

Fabiana

Letissia

Sara

Simona (Musa ispiratrice)


Pere Cotogne speziate in agrodolce.

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Pere cotogne speziate, sullo sfondo una delle bamboline di scus (brattee mais) di Ines.

Per fortuna anche la mia vita è così, speziata in agrodolce ed oggi ho voglia di risalire sulla macchina del tempo proponendo questa ricetta che avevo preparate qualche anno fa, con le pere cotogne del vicino, quelle belle, sane.

Ne avevo regalato qualche vasetto per Natale, erano piaciute e così mi sono detta: perchè non rifarle? Quest’anno, come vi ho raccontato, una tempesta ha rovinato l’albero compromettendo il raccolto ma sono riuscita comunque a recuperare qualcosa;  se la frutta non è integra fa presto a deteriorarsi e così, a differenza dell’anno in cui con le pere cotogne avevo fatto marmellate e torte, quest’anno ho salvato il salvabile, ottenendo questa conserva che può accompagnare i bolliti, ottima col cotechino ecc., frullata è perfetta da abbinare ai formaggi ecc.  la scelta la lascio al vostro gusto personale.

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Pero cotogno danneggiato dalla tempesta.

Ingredienti:

  • 1 kilo (io + mezzo perchè ho dovuto eliminare le parti danneggiate) di pere cotogne,
  • sale,
  • 1 litro d’acqua,
  • 700 g. di zucchero,
  • 3 dl. di aceto bianco di vino,
  • 1/2 cucchiaino di semi di coriandolo,
  • 1/2 cucchiaino di semi di senape,
  • un pezzetto di macis (l’involucro della noce moscata), si può sostituire con una grattatina di noce moscata.

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Macis.

Come fare:

con tanta pazienza, pelare le pere cotogne e dividerle a metà eppoi a spicchi e metterli in una terrina con acqua fredda salata per evitare che si ossidino.

Scolarli e trasferirli in una casseruola con il litro d’acqua: portare ad ebollizione e far cuocere per 10 minuti.

Scolare le pere e metterle da parte, aggiungere al liquido di cottura lo zucchero, l’aceto le spezie e portare ad ebollizione mescolando fino a sciogliere completamente lo zucchero.

Aggiungere le pere e lasciarle sobollire per 10 minuti finchè saranno ammorbidite; togliere la casseruola dal fuoco e lasciar riposare le pere nello sciroppo per 12 ore.

Trascorso il tempo di riposo sterilizzare i vasi scelti per conservarle: considerate che possono essere un’idea regalo per le feste ormai imminenti.

Per sterilizzare i vasi, lavarli ed asciugarli e metterli in forno, a 100°C. per 20 minuti, a qusto punto scolare le pere ed inserirle nei vasetti; rimettere lo sciroppo sul fuoco e ridurlo facendolo sobollire per 10 minuti.

Filtrarlo e versarlo nei vasetti a coprire le pere; pulire l’imboccatura ed i bordi e chiudere: conservare in luogo fresco ed asciutto (con questi tempi sarà una sfida ;-) ) per almeno un mese.

pere cotogne pp1-001

Anche per oggi è tutto, alla prossima ricetta, buona giornata


Focaccia integrale con uva fragola, profumi e pensieri d’autunno.

Focaccia integrale uva fragola fette2-001

Un ottobre mite, cieli tersi e desideri di rinnovamento,  voglia di incanalare  passioni verso il sentiero di un futuro positivo, che abbia uno scopo, per dare un senso alla  vita ed evitare che la curva del grafico scenda pericolosamente.

Pensavo a questo mentre preparavo questa focaccia con l’uva fragola, i chicchi ce li siamo contesi io e le api, delle splendide api che io ho lasciato fare indirizzandole verso una ciotolina  preparata per loro: tempi duri per le api, purtropp; alla fine vi lascio un link per firmare una petizione per vedere di salvarle, speriamo serva a qualcosa.

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Una vera sorpresa questa focaccia, con gli esuberi di pasta che ho ritagliato ho fatto una rosetta, beh, un impasto da tenere in considerazione anche per preparare pane, sia dolce che salato, lo vedrei bene con olive e pomodori secchi… Mmmmh che fame!

Se non avete l’uva fragola, la potete preparare con altra uva: la buccia dell’uva nera/rossa contiene il revestranolo, uno dei più potenti antiossidanti, una molecola che aiuta a ridurre il colesterolo cattivo (LDL), migliora la fluidificazione del sangue riducendo il rischio di placche tromboiche, quindi lavare bene l’uva e mangiarla con la buccia.

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Ingredienti:

  • 700/800 g. di chicchi di uva fragola (il peso è indicativo, l’uva deve coprire le due sfoglie),
  • 500 g. di farina integrale,
  • 12 g. di lievito di birra fresco,
  • 300 ml d’acqua (compresa quella per sciogliere malto e lievito),
  • 1 cucchiaino di malto d’orzo,
  • 8 cucchiai di olio extravergine d’oliva,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 1 pizzico di sale.

collage focaccia uva fragola

Come fare:

sciogliere il malto in poca acqua tiepida e stemperarvi il lievito di birra; in una terrina capiente formare una fontana con  la farina, aggiungere il pizzico di sale e versare al centro il composto col lievito ed incorporare, poca alla volta, l’acqua rimasta.

Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo, formare una palla, coprire con la pellicola e far lievitare (io nel forno con la luce accesa), per 2 ore.

Nel frattempo lavare l’uva, sgranarla scegliendo i chicchi più belli e sani e metterla da parte (qualche chicco per le api ;-) ).

Dopo che la pasta sarà raddoppiata, stenderla e spargeresopra, uniformemente 50 g. di zucchero, 4 cucchiai di olio evo e lavorare ancora per amalgamare bene il tutto.

Preriscaldare il forno (io statico) a 180° C.

Dividere l’impasto a metà, stendere una parte su carta forno (io l’ho stesa abbastanza sottile) e trasferire sulla teglia da forno e fare il primo strato d’uva spolverizzando con un cucchiaio di zucchero e olio evo.

Stendere l’altra sfoglia ed appoggiarla sulla focaccia; sigillare bene i bordi e completare con l’uva, lo zucchero ed il rimanente olio evo.

Infornare per 50 minuti.

Focaccia integrale uva fragola tagliata1-001

Per oggi è tutto, vi lascio il link della petizione per aiutare le api:

Save The Bees


Marmellata di Pere Cotogne, il corallo in un barattolo.

Marmellata pere cotogne Tiziana barattoli-002

Barattoli di marmellata di pere cotogne di Tiziana.

cesto pere cotogne-002

Cesto pere cotogne.

Ho ricevuto in regalo un bel pò di pere cotogne biologiche, le ho lavate molto bene con il bicarbonato, in questo modo ho tolto tutta la peluria che le ricopriva.

Poi, senza togliere la buccia, le ho tagliate a pezzi e passate in una bacinella piena d’acqua e succo di limone.

A questo punto ho messo le pere in una pentola molto capiente, ho aggiunto mezzo bicchiere d’acqua, ho coperto e fatto andare a fuoco lento finchè la frutta è diventata una purea.

Ho lasciato raffreddare le pere, le ho frullate, le ho pesate e, per ogni chilo di frutta, ho aggiunto 600 gr. di zucchero di canna.

Ho rimesso la pentola sul fuoco, ho fatto riprendere il bollore e, sempre mescolando il composto affinchè non attacchi, l’ho fatto cuocere per circa 15 minuti.

Dopo aver riempito i vasetti con la marmellata li ho sterilizzati.

Mi è piaciuto moltissimo vedere la trasformazione di colore durante la cottura, la polpa bianca di questo frutto è diventata prima rosata e piano piano si è trasformata in uno splendido rosso corallo.

Ciao bella, buonanotte, anzi buongiorno, perchè leggerai domattina. Tiziana.

Infatti, l’ho letta stamane, Tiziana deve aver percepito che ho un periodo di scarso entusiasmo e di svogliatezza generale ed ha pensato bene di rendermi partecipe della sua operatività.

albero pere cotogne-001

Albero pere cotogne.

Ho rispolverato le mie vecchie foto, ritrovando anche alcune ricette che, approfittando della stagione giusta, posterò in questi giorni.

La Mela Cotogna, Cydonia vulgaris, della famiglia delle Rosacee è originaria dell’Asia occidentale: questa pianta trova condizioni adatte alla coltura nel bacino del Mediterraneo e nelle zone temperate dell’europa orientale.

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 Pere cotogne.

 Tormentosi, giallastri, di forma irregolare, assai odorosi e con polpa molto coriacea e aspra, i frutti (popolarmente “cotogne”) vengono distinti in due grandi gruppi a seconda se appaiono più simili alle mele o alle pere.

 Si hanno così Mele cotogne, tondeggianti, dette anche Cotogne maschie e Pere cotogne o Cotogne femmine o Cotogne del Portogallo.

 A differenza di altri, a questi frutti non giova il freddo, per cui è bene raccoglierli precocemente, non oltre ottobre, e riporli in luogo adatto giacchè si conservano a lungo: non sono però adatti per il consumo immediato.

 I principali costituenti sono: zuccheri, acidi organici (malico), sali minerali (rame e potassio), Vitamine A e C, tannino, pectina ed un’essenza profumata (donde l’uso vecchissimo di porre qualche mela cotogna tra la biancheria).

 Le cotogne non si consumano allo stato fresco nemmeno dopo qualche mese di conservazione; in cucina vengono abitualmente utilizzate come aggiunta alle normali mele cotte, conferendo un aroma ed un sapore gradevolissimi e particolari.

 Dal punto di vista terapeutico, questo frutto ha notevoli affinità con la sorba e la nespola in quanto è molto attivo sull’apparato gastroenterico.

 Sia dalla buccia che dai semi si ottengono lozioni valide per tutte le forme di infiammazione, avendo azione emolliente e lenitiva, nonchè efficaci per prevenire le rughe. (Fonte:  Frutti della terra Maria Vittoria Divincenzo)

 

Marmellata pere cotogne di Tiziana pane-001
Bene, ed ora gustatevi questa fetta di pane e marmellata di pere cotogne e buon fine settimana