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Zuppa con chiodini, patate, zenzero e salsa di soia, anticipo d’autunno un pò multietnico.

Zuppa chiodini e zenzero nuova

Una ricettina per fare un intermezzo culinario tra un pensiero e l’altro; oggi piove e l’atmosfera è quella dell’autunno, l’aria è più fresca e la campagna intorno sembra danzare per la gioia di potersi dissetare un pò.

Per il mais c’è poco da fare, purtroppo, ma la polenta non mancherà neanche quest’inverno, la mia Milva me l’ha garantita, la sua farina è speciale come tutte le sue verdure e questa pioggia è il regalo per lei e per i suoi adorati campi.

Chi mi segue conosce questa zuppa, era in un altro post che parlava sempre di funghi chiodini; ho deciso, per facilitare la ricerca, mia e di chi fosse interessato, di scorporare i post e di lasciare soltanto una ricetta e questa è perfetta per chi, dopo la pioggia, andrà per funghi, i chiodini si trovano fino a tardo autunno e questa zuppa è un’idea diversa per utilizzarli (Il testo che segue è l’originale).

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Questa zuppa la faccio ogni anno, questa della foto risale al 2009, eravamo più in là con la stagione, infatti è fotografata assieme alle pere cotogne e le castagne.

Faccio un copia/incolla, così ritorno indietro nel tempo…

La presenza dello zenzero, del coriandolo e della salsa di soia regala a questa zuppa un sapore orientale, gradevole e non invadente, da provare tutto l’anno anche con champignon, funghi secchi e congelati, così vi sembrerà di andar per boschi anche quando la stagione non lo permetterà.

Durante la passeggiata di domenica, dedicata più che altro alla raccolta delle castagne, mi sono imbattuta in 1 porcino e qualche chiodino, quel tanto che mi è bastato a rifare questa zuppa che avevo sperimentato anni fa, in più ho aggiunto il coriandolo fresco trovato al mercato all’ingrosso.

Chiodini cestino-001

Ingredienti (le quantità sono quelle da me usate):

  • 1 porcino,
  • chiodini,
  • 1 patata grande,
  • 1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato,
  • 1 cucchiaino da te di salsa di soia,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1/2 litro di brodo vegetale,
  • coriandolo fresco tritato alla fine (sostituibile con il prezzemolo).

zuppa chiodini patate coccio_picnik

Procedimento:

pulire i funghi dai residui di terra con uno spazzolino ed immergerli in acqua calda per 1 quarto d’ora, scolarli e tagliarli a fettine sottili.
Sbucciare le patate e tagliarle a cubettini, grattugiare la radice di zenzero.
 
Rosolare in un tegame di coccio l’aglio nell’olio evo, eliminarlo e far insaporire i funghi con le patate, unire lo zenzero e la salsa di soia, mescolare e coprire con il brodo.
 
Cuocere per 15 minuti, far riposare la zuppa per 5 minuti e prima di servire cospargerla con il coriandolo tritato.
 
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cuoricino pietra strada Bad Bleiberg-001
 
Questo cuoricino lo dedico ad una persona che, come me, ama i cuori e riesce a vederli nelle ombre, nelle foglie, nelle pietre, come in questo caso.
Buona giornata a tutti, alla prossima.

Fiori di zucchina ripieni, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest…

F. zucchina piatto-001

Già, ho preso una strana piega, la piega di Pinterest, non vado in giro per blog, ma perdo delle buone mezz’ore su quel sito ad estasiarmi davanti a foto straordinarie, a stupirmi di fronte alla creatività di noi esseri umani.

Io, che ho fatto quattro ricette striminzite con l’avocado, sentendomi un genio alla stregua di Leonardo Da Vinci (scherzo eh ;-) ), mi ritrovo di fronte a centinaia di ricette con l’avocado e ritorno piccolina, piccolina.

Per non parlare dei dolci, delle idee, beh, tanto di cappello!!!

Nel frattempo, aspettando tempi più freschi, preparo marmellate, la Signora dell’Hotel mi ha regalato una cassa di “amoli” gialli (gocce d’oro) che ho voluto fortemente conservare e, quindi, nel tempo rimasto, cucino la “normalità”, la cucina di tutti i giorni per ello, la trasgressione sono le torte salate, necessità che diventa virtù con le verdure di Milva, spesso raccolte personalmente dal suo campo.

Attendo ansiosa, anzi attendiamo ansiosi le terme, mai come quest’anno desidero prendere una sbornia d’Austria, di funghi, di boschi, di calda ospitalità Austriaca, di passeggiate all’alba sull’erba bagnata di rugiada, di sane colazioni colorate che profumano di pane caldo, colazioni ricche che mi sosterranno per ore.

Per oggi ancora fiori di zucchina, rigorosamente dall’archivio, questi sono ripieni con tonno, patate lesse, zucchine e fiori saltati in padella.

Se notate, a parte le ricette studiate, volute o classiche, molte delle mie preparazioni sono una sorta di riciclo/riutilizzo di avanzi (tra virgolette)-

Ello non mangia mai due volte lo stesso cibo, io ho altri gusti e quindi per me,  diventa problematica la gestione dei pasti.

Quando, da Milva, trovo le zucchine con i fiori  uso spadellarli assieme alle zucchine, quei puntini rallegrano e ravvivano la preparazione accentuandone anche il sapore, i fiori hanno un sapore più intenso.

Le dosi sono a piacere, come sempre in questi casi, la pastella è semplicemente fatta con farina e birra fredda, una pastella densa che deve aderire bene ai fiori e che rende croccantissimo qualsiasi cosa ci sia sotto, ho omesso la ricotta che ho sostituito con la patata lessa, ma andiamo in cucina.

F. zucchina -001

Ingredienti:

  • fiori di zucchina,
  • zucchine,
  • 1 spicchio d’aglio vestito (andrà tolto),
  • patate lesse,
  • tonno al naturale o sott’olio,
  • parmigiano,
  • pane grattugiato (per addensare leggermente il ripieno) se volete il senza glutine adoperate quello da prontuario,
  • basilico tritato,
  • sale se necessario.

Ingredienti per la pastella:

  • birra fredda,
  • farina 00, se volete una preparazione senza glutine perfetta la farina di riso.

Come fare:

preriscaldare il forno, in questo caso ventilato, a 200° C.

Se i fiori non dovessero essere bene aperti, immergerli in acqua ghiacciata, scolarli e togliere delicatamente il pistillo interno.

Spadellare le zucchine con l’aglio vestito, toglierlo dopo che le ha insaporite, aggiungere i fiori spezzettati con le mani, coprire, lasciar ammorbidire, spegnere e far raffreddare.

In una terrina schiacciare la patata lessa e sbriciolare il tonno, aggiungere il composto di zucchine ed il resto degli ingredienti, non esagerare col pane grattugiato perchè otterrete un ripieno troppo asciutto.

Riempite i fiori col composto ed immergerli ella pastella ottenuta semplicemente con farina e birra ghiacciata.

Disporli su una teglia da forno ricoperta con l’apposita carta e cuocere per c.ca 20 minuti, il tempo che si fori una bella crosticina dorata e croccante.

Se dovesse avanzare qualche fiore e avete del feta, inseritene un bastoncino all’interno e procedere alla cottura come sopra, per dare al tutto freschezza, ho accompagnato i fiori con degli spiedini di feta, datterini (i miei), olive verdi e foglie di basilico.

f. zucchina  con spiedini-001

Alla prossima.


Tortino di Borragine, Formadi Frant, Aglio selvatico e la Fine del Mondo Storto…

tortino borragine rotondo1-001

Vita Grama.

I primi giorni senza le spinte dei combustibili sono tremendi. Nessuno sa ancora quel che avverrà. Altrimenti, di certo nessuno avrebbe definito quei primi giorni come i più duri della propria vita. Ma andiamo con ordine.

Nelle sere di cuccagna, quando c’erano i propulsori, la gente guardava la televisione. Adesso invece quella se ne sta spenta e silenziosa.

Ma non solo. Senza forza elettrica, niente luci, lampade, lampadine, fari, abat-jour. Muti anche gli aggeggi a motore. Sbattiuova, pelapatate, forni a microonde, aspirapolvere, scope elettriche, frullatori, tritacarne. Tutto fermo…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pag. 19).

Questa introduzione mi è nata spontanea ieri mattina (domenica) quando, alzatami prestissimo come sempre, mi sono messa a stirare in studio guardando la televisione.

Verso le 6 è mancata la corrente;  dopo aver fatto i dovuti controlli ho evinto che il problema era generale, beh, tornerà tra qualche minuto, invece no, la luce è ritornata alle 13 e 45…

C’erano dei cartelli sui pali della luce (1 palo) e, solitamente quando guido non guardo i pali della luce, a meno che non ci  cozzi contro…

Bene, scendo, mi faccio un bel caffè, preparo la moka giro la manopola del gas e schiaccio per accendere, niente, già, manca la corrente. Cerco i fiammiferi, per fortuna che ello, pur non fumando, ne ha una scorta.

Cosa posso fare? Troppo presto per telefonare a qualche amica e, se manca la corrente non funziona neanche il telefono… Vado in garage ad aspirare l’interno della macchina ma… manca la corrente, è vero, vorrà dire che farò le foto del tortino, sperando che non si scarichi la batteria troppo presto.

Insomma, mi sono accorta che davo per scontato ogni gesto e lo collegavo inevitabilmente alla tecnologia e ho ricordato i tempi che furono, quando «se meteva in smoio le strazze» (Si mettevano in ammollo i panni) per facilitare il loro lavaggio il giorno dopo, quando i piatti si lavavano rigorosamente a mano e le pentole si strofinavano con la «paieta de fero».

Parlo dei tempi in cui vivevo con la Signora Gisella e la casa si scaldava con lo sparghert e lo scaldabagno si accendeva il sabato sera per farsi il bagno la domenica mattina prima di mettersi il vestitino buono ed andare alla santa messa perchè si doveva andare a rinnovare e scambiare i pettegolezzi della settimana.

Gli altri giorni «se se lavava a tochi» (ci si lavava a pezzi).

mazzo erbe campo e spighe orzo n-001

Questa è la storia intorno che accompagna questa ricetta, mi sembra adatta dal momento che gli ingredienti sono prodotti che ci regala la natura ed il lavoro dell’uomo: borragine, aglio selvatico, il Formadi Frant un formaggio particolare che nasce dal dover far di necessità virtù di quel popolo straordinario che sono i Carnici.

Loro non avrebbero problemi e, se mancasse la corrente, saprebbero comunque come cavarsela:

In ginocchio.

… Intanto dalle città, uomini magri come fil di ferro continuano a muoversi verso le campagne e i monti in cerca di Contadini. Vogliono imparare da loro a coltivare la terra. Subito. I Contadini rimasti attendono di insegnare. Appena la terra diventerà tenera, e il gelo avrà aperto il pugno e mollato la presa, hanno intenzione di seminare. Dappertutto. Nelle periferie, ai confini delle città, ovunque c’è terreno a perdita d’occhio. Spazi abbandonati, incolti. Terreni che, ai tempi delle vacche grasse, sarebbero diventati selve di palazzi, condomini, banche, supermercati, discoteche. la fine del mondo li ha salvati, adesso i sopravvissuti intendono coltivarli. E di corsa, subito. la fame non aspetta e non dà requie. Occorre far presto…

(Mauro Corona, la fine del mondo storto pagg. 61/62).

tortino borragine rotondopp-001

Ingredienti per 5 tortini di 6 cm. di Ø (alla base):

(indico le dosi che ho adattato alla quantità di foglie di borragine che avevo, scorporandole dalle basi dei soliti tortini salati, per il mezzo uovo ho diviso a metà uno sbattuto, gli ingredienti in verde chiaro/corsivo sono per la cottura della borragine).

  • 130 g. di foglie di borragine,
  • 1 piccolo spicchio d’aglio vestito,
  • 1 cucchiaino d’olio EVO,
  • 1 puntina di sale,
  • 1 uovo e mezzo,
  • 2 cucchiai rasi di Formadi Frant grattugiato (il mio affinato con aglio ed erbe),
  • 30 g. di farina integrale,
  • 10 cl. di latte,
  • 15 g. di burro (per imburrare ge cocottine adopero la carta del burro alla maniera di Nigella),
  • sale,
  • pepe verde macinato,
  • fiori di borragine per decorare.

Ingredienti per il cuore di Formadi Frant:

  • 1 cucchiaio di Formadi Fant grattugiato,
  • 2 cucchiai di ricotta,
  • fili di aglio selvatico tagliati con le forbici.

Ingredienti per la besciamella di accompagnamento:

(in questo caso non ho pesato nulla ma ho fatto ad occhio)

  • il liquido di cottura aromatizzato all’aglio delle foglie di borragine,
  • fecola di patate,
  • un cucchiaino di borragine prelevata da quella per l’impasto,
  • 1 cucchiaio di panna fresca,
  • sale*

*se adoperate il Formadi Frant attenzione a dosare il sale perchè è un formaggio sapido e piccante, non esagerate perchè tenderebbe a sovrastare i sapori mentre deve semplicemente esserne complementare.

Come fare la besciamella di accompagnamento:

sciogliere la fecola, pochissima alla volta nel liquido di cottura della borragine,  far addensare a fuoco bassissimo, unire la panna fesca, se dovesse risultare troppo denso aggiungere latte, completare la besciamella con la borragine frullata.

collage tortini borragine n rid

Come fare il ripieno:

mescolare la ricotta col Formadi Frant e lavorare per amalgamare, unire l’aglio selvatico, formare delle palline (le mie pesavano 7 g., ne vedete 6 (1 per l’assaggio di ello) e riporle in frigorifero.

Come fare i tortini:

dopo aver lavato le foglie di borragine, metterle in un tegame dove avremo messo l’aglio vestito assieme all’olio per insaporire, salare q.b., abbassare il fuoco, coprire e far appassire, togliere l’aglio.

Scaldare il latte con il burro per farlo sciogliere a fuoco bassissimo, nel frattempo, in una terrina sbattere l’uovo e mezzo ed aggiungere un pò alla volta la farina, setacciandola.

Preriscaldare il forno a 210°C.

Scolare bene la borragine schiacciandola in un colino per conservare il liquido con il quale prepareremo la besciamella e metterla nel minipimer aggiungendo un pò alla volta il composto di latte e burro.

Imburrare le cocottine e versare il composto a 3/4, inserire in ogni cocottina una pallina di formaggio ed infornare per 20 minuti.

Sfornare, far intiepidire e sfornarli aiutandosi con una spatolina, versare sul fondo del piatto la besciamella, appoggiare il tortino e decorare con fiori di borragine e fili di aglio selvatico.

tortino borragine rotondo interno-002

Con questa ricetta partecipo al  contest  di Ambra.

Se volete trascorrere un week end, full immersion con erbe spontanee sia fuori che nella cucina del Rifugio Meira Garneri in Valle Varaita gestito da Juri Chiotti , prendete un cesto e correte a riempirlo di erbe e fiori e cucinate.

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Cozze di Orzotto con Sclopit e Cozze.

Cozze di orzotto allo sclopit e.. Cozze.-001

Mentre l’Italia sfoglia margherite per scoprire se la primavera la ama ancora io, per simularla, sfoglio erbe di campo e…. Pulisco cozze.

Già, sono piaciuti così tanto i fusilli che le cozze sono diventate oggetto del desiderio quotidiano di ello e buona occasione per me di giocare un pò, come ai vecchi tempi.

Questa ricetta è un gioco, è un pò come la pasta degli gnocchi che mi dava la mamma affinchè creassi il mio piatto: ho prelevato prima della fine della cottura un pò di orzotto che ho fatto come sempre: rosolando le foglie di sclopit nell’olio evo con uno spicchio d’aglio vestito, ho unito l’orzo lavato e risottato aggiungendo, un pò alla volta, il liquido ottenuto dalla cottura delle cozze (copio/incollo).

Lavare bene i gusci delle cozze eliminando quelle rotte o aperte e metterle in una  pentola larga e capiente dove avremo riscaldato l’ olio EVO con l’ aglio vestito (volendo il prezzemolo ma non l’avevo), alzare la fiamma, coprire e scuotere di tanto in tanto.

Dopo pochi minuti le cozze si saranno aperte (quelle chiuse buttatele), estrarre i muscoli, metterli da parte e filtrare il liquido.

cozze n1-001

Ho continuato la cottura, omettendo l’aggiunta di sale in quanto il liquido delle cozze è naturalmente salato, alla fine ho aggiunto le cozze che non richiedono ulteriore cottura perchè tendono a diventare dure.

Detto questo arriviamo all’ impiattamento: tra le cozze ce n’era una enorme (vedi foto) e così ho pensato di adoperarla come stampino: ho inserito l’orzotto (senza cozze) nel guscio, l’ho richiuso, ho schiacciato bene, ripulito il bordo dall’eccesso di orzo e l’ho sformato, creando la cozza di orzotto.

Ovviamente questa presentazione non è indispensabile, può, semplicemente essere un’idea per un buffet, magari adoperando cozze più piccole da mangiare così, con le mani a mò di finger food.

L’assenza di burro consente di poterlo mangiare anche a temperatura ambiente, provate, se vi va.

Cozze di orzotto allo sclopit e.. Cozze.1-001

Guardate che meraviglia questo campo di colza, la foto fa parte degli ultimi respiri della mia vecchia Lumix.

Buon fine settimana.

campo di colza-001

Alici marinate al limone perchè oggi è venerdì e venerdì pesce!

alici marinate-001
Pur essendo donna di mare non mi piace il pesce azzurro, lo scrivo ogni volta ma è così, purtroppo, perchè il pesce azzurro fa bene.Un tempo aveva anche il pregio di costare poco, ricordo ancora le 5o lire di sardoni per i randagini che comperavo al ritorno da scuola, erano le 50 lire che mi dava la Signora Gisella  per la merenda:  20 una rosetta di pane + 30 una vaschettina di nutella= 50 lire (sarebbero 3 centesimi di €uro), un giorno si e uno no devolvevo i soldini per i mici che mi sentivano arrivare nel cortile ed era una festa, già, ho sempre avuto un rapporto speciale con gli animali, gatti in primis ♥

Nei fumetti era un classico il gatto spelacchiato con la lisca in bocca no?

Torniamo a noi, questa è l’unica maniera in cui mangio le alici, le mangio al ristorante o, raramente, le compero pronte.

Non le ho mai preparate e questa ricetta con foto mi è stata gentilmente offerta da gustissimo un portale di cucina, un ricettario on line, ce ne sono molti ma non tutti sono affidabili.

Spesso ho replicato qualche ricetta e spesso sono rimasta delusa;  non c’è modo di comunicare, né di protestare perchè manca un ingrediente o è errato qualche passaggio nel procedimento.

Certo, capita anche a me di andare in cerca di qualche ricetta nel web, per le ricette classiche bisogna avere una base dalla quale partire per poi rivisitare.

Questo è il terzo anno che ricevo a casa la rivista Sale&Pepe e devo dire grazie proprio a Gustissimo che mi ha anche concesso la riproduzione di questa ricetta per cui, quest’anno, un post di ringraziamento ci sta tutto.

Ingredienti per 4 persone:

  • 600 g. di alici,
  • 4 Limoni,
  • aglio,
  • prezzemolo,
  • olio extravergine d’oliva,
  • peperoncino (facoltativo ma consigliato).

Come fare:

pulire le acciughe eliminando testa, coda e lisca, sciacquarle bene e appoggiarle su un tagliere inclinato per farle sgocciolare, asciugarle con un panno per far assorbire anche l’acqua residua.

Spremere i quattro limoni e versare una parte di succo in una pirofila, poi adagiare un primo strato di alici, ripetere l’operazione fino ad esaurimento delle alici facendo attenzione a che il succo le ricopra bene.

Farle marinare in frigorifero per almeno 6 ore, trascorso questo tempo scolare il succo di limone e condire le alici con aglio, olio e prezzemolo.

Accorgimenti:

ricordarsi di pulire le alici appena acquistate e di asciugarle bene sia dall’acqua dopo averle pulite, sia dal succo di limone dopo il riposo in frigorifero.

Idee e varianti:

si può  aggiungere al condimento delle alici marinate al limone anche un peperoncino piccante per dare un tocco di sapore in più a questo piatto fresco.

Vi auguro uno splendido fine settimana.


Gnocchi di zucca con Porcini: nulla di nuovo sotto il sole…

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…

… Già, nulla di nuovo sotto il sole, il web e non solo pullula di gnocchi di zucca fatti in tutti i modi, resta il fatto che per gli amanti di questa allegra e pazzerella cucurbitacea gli gnocchi sono sempre graditi.

Purtroppo ello non ama la zucca (almeno così dice prima di finire il piatto) ed io sono sempre restia a proporli, questi sono semplicssimi da fare, io ho utilizzato della polpa congelata che ho fatto asciugare un pò in padella senza condimento.

Ingredienti per gli gnocchi:

  • la polpa di 1 kilo di zucca lessata o cotta al vapore,
  • 200 g. di farina (io di farro),
  • 1 albume,
  • sale marino integrale q.b.

Ingredienti per il condimento:

  • funghi porcini (raccolti da me),
  • olio extravergine di oliva,
  • aglio,
  • sale.

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…

Come fare gli gnocchi:

mettere nel robot la polpa di zucca assieme alla farina, l’albume  ed il sale e ottenere una crema, il composto sarà abbastanza liquido e sarà pronto quando si formeranno delle bolle in superficie,  io preferisco non aggiungere mai farina per non alterare il sapore della zucca (la densità la potete vedere dal collage qui sopra).

Aiutandovi con due cucchiaini prendere una parte di composto e calarla in acqua bollente salata, appena salgono a galla togliere gli gnocchi con una schiumarola e scolarli.

Io li ungo con un pò d’olio affinche non si attacchino, a questo punto si possono, dopo averli fatti raffreddare, mettere in vassoietti e congelarli, in seguito, per ottimizzare lo spazio, porzionarli nei sacchetti.

Come fare il condimento:

dopo aver pulito i porcini, tagliarli a fette non troppo sottili e farli saltare in olio evo dove avremo messo uno spicchio d’aglio vestito schiacciato, basta qualche minuto, aggiustare di sale.

La cremina che vedete non è né panna né farina, è la cremosità che rilasciano gli gnocchi.

Gnocchi di zucca con Porcini per ♥Salutiamoci♥: nulla di nuovo sotto il sole…


Achillea millefoglie e il Sapore dell’ Alpeggio: sinfonia d’autunno.

Gnochi de pan  e cialdine-003

Ha il sapore degli alpeggi: è la descrizione de Le Gruyère DOP, è l’alpeggio che mi ha ispirata per questa ricetta ed è in alpeggio che ho raccolto i suoi protagonisti: l’achillea millefoglie, i chiodini e la santoreggia ma, prima di andare in cucina, vi racconto un storia.

Alpeggio bandiera svizzera

L’autunno arrivò all’Alpeggio, si guardò intorno e divenne malinconico.

Gli avevano raccontato che in quel posto c’è sempre tanta gente, un continuo via vai, un allegro vociare di bambini, l’eco che rimbalza da una montagna all’altra, i campanacci delle mucche, e quelli più piccoli delle pecore, e le malghe in attività.

Gli avevano raccontato del profumo di latte e del profumo dell’erba, profumi che venivano poi custoditi gelosamente nel cuore delle forme di formaggio.

Ma ora che era lì l’autunno non vedeva nulla e non sentiva alcun profumo, le mucche erano già scese a valle, i malgari, non avendo più latte da trasformare, avevano chiuso portando le forme a stagionare altrove.

Vedeva soltanto poche persone, qualcuno camminava per respirare aria buona e godere degli ultimi sprazzi di sole, qualcuno entrava nel bosco in cerca di funghi così, per non pensarci e approfittando della bella giornata, decise di mettersi al lavoro, prese il pennello, i colori ed iniziò, in fondo era lì per colorar d’autunno l’alpeggio.

Una pennellata qua, una pennellata là, ad ogni foglia il suo colore, nulla era lasciato al caso, non aveva fretta, in 3 mesi avrebbe terminato il quadro ed a quel punto sarebbe arrivato l’inverno a ricoprire di bianco tutto il suo lavoro.

Gli stava proprio antipatico quell’ inverno, arrivava, un colpo di vento e metteva tutto in disordine e poi, con poche mani di bianco, copriva tutto, anche i sempreverdi, che lui non era mai riuscito a colorare, facile fare così, son capaci tutti …

Continuò, pensieroso, a dipingere il prato tralasciando i fiori, erano così belli tutti colorati, troppo presto per stingerli.

All’ improvviso la vide, rigogliosa, elegante e superba, nascondeva le sue “millefoglie” nell’erba per non farsi vedere e confidava nei suoi fiori bianchi per sfuggire all’autunno, per lei era ancora primavera…

Achillea prato-001

Ed eccoci finalmente arrivati in cucina, la ricetta è molto più semplice di quel che sembra, è innovativa, e rispetta le tradizioni culinarie sia della mia città natale (Trieste) per quanto riguarda i Gnochi de pan, sia la tradizione del Friuli e della Carnia con le Fueis di formadi.

Dopo aver raccolto qualche chiodino, un pò di foglie di achillea e qualche rametto di santoreggia immaginate di avere una baita sull’alpeggio dove andare a cucinare.

Prendete un pò di pane vecchio, grattugiate un pò di Sbrinz DOP per fare le cialdine con poca farina di polenta (che in montagna non manca mai), grattugiate anche un pò di Gruyère DOP, un pò di latte ed avete tutto per mettervi all’opera.

Cialde sbrinz farina di mais-001

Fueis di formadi (Sfoglie dorate di formaggio)

Ingredienti per le fueis di formadi, dò una dose indicativa ma la proporzione è tot formaggio, tot farina di mais:

  • 100 g. di Sbrinz DOP grattugiato,
  • 100 g. di farina di polenta (io adopero quella grossa ottenuta dal mais di Milva macinata grossa),
  • 1 cucchiaio d’olio per ungere la padella,
  • pepe (la ricetta lo indica facoltativo, io non lo metto).

Come fare le fueis di formadi:

grattugiare il formaggio e mettere sul fondo di una padella (io adopero una in ghisa) un velo di farina di mais e sopra uno strato di formaggio che copra tutto il diametro.

Mettere sul fuoco e lasciar fondere lentamente fino a consolidare la sfoglia, appena è dorata cospargerla con un altro velo di farina di mais e, delicatamente girarla per farla dorare anche dall’altro lato.

Avvertenza: la consistenza che dà la farina di mais non permette di creare una coupelle, la cialda asciuga velocemente rendendola croccante e non malleabile.

É preferibile adoperare un coppapasta per porzionare già da subito le cialdine essendo impossibile alla fine ottenere un buon risultato.

Diversamente, se desiderate ottenere degli snacks cuocetela intera e poi spezzatela a piacere.

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gnochi de pan Svizzera-001

Descrizione ricetta (cliccare per ingrandire)

Ingredienti per il Gnocco di pane con l’achillea millefoglie (le dosi variano a piacere):

  • 1 mazzetto di foglie di achillea,
  • pane casereccio raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • acqua di bollitura achillea q.b. per ammollare il pane,
  • 1/2 spicchio d’aglio intero,
  • 1 filo d’olio evo,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane achillea millefoglie-003  gnocco pane achillea millefoglie con ripieno-002

Come fare il gnocco di pane con achillea millefoglie:

lavare bene le foglie di achillea, sbollentarle per qualche minuto in acqua salata, scolarle conservando l’acqua per ammollare il pane e metterle in acqua fredda per conservarne il colore verde brillante.

Achillea millefoglie-002

Con pazienza eliminare la parte centrale (si può fare anche prima ed è più facile ma avevo bisogno dell’acqua molto colorata) e saltarle in padella con un filo d’olio evo e l’aglio, giusto il tempo d’ insaporirle un pò: vi assicuro che le foglie di achillea non sono amare, hanno un sapore particolare che vi piacerà.

Strizzare il pane e metterlo nel mixer assieme all’achillea e frullare bene, ( ho scelto di fare così perchè, volendo degli gnocchi più piccoli dei soliti canederli, avevo bisogno di un impasto liscio per poterlo riempire e richiudere comodamente).

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Chiodini cestino-001

Ingredienti per il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

  • chiodini freschi,
  • pane raffermo (ma non troppo) privato della crosta,
  • qualche fogliolina di santoreggia,
  • 1 spicchio d’aglio vestito,
  • olio evo q.b. per cuocere i funghi,
  • sale,
  • farina*

Gnocco pane chiodini santoreggia-001

Come fare il Gnocco di pane con chiodini profumati alla santoreggia:

elminare i gambi dei chiodini, lavarli sotto l’acqua corrente e sbollentarli in acqua salata per 15 minuti.

Insaporirli in padella con l’olio e l’aglio vestito, verso la fine aggiustare di sale ed aggiungere le foglioline di santoreggia, far insaporire ancora qualche minuto.

Eliminare l’aglio, scolare i funghi e strizzarli per eliminare il liquido in eccesso ma non buttarlo, potrà servire nel caso di un pane molto vecchio

Questi sono i due impasti, ora dobbiamo ancora preparare il ripieno.

Ho fatto una fonduta con Lle Gruyère DOP per la nappatura e per l’interno ho aggiunto dello Sbrinz DOP grattugiato finemente, anche in questo caso ho fatto a occhio.

Ho volutamente omesso la panna e ho ottenuto la consistenza vellutata voluta con 1 pizzico di maizena.

Ingredienti per la fonduta di Le Gruyère DOP:

  • 100 g.Gruyère Dop grattugiato,
  • latte a coprire,
  • 1 cucchiaino da caffè di maizena per addensare ed evitare il rassodamento,
  • polvere di porcino per la decorazione del gnocco misto*

Come fare la fonduta di Le Gruyère DOP:

mettere a bagnomaria un pentolino con il formaggio grattugiato e coprire abbondantemente con il latte (2 cm.) , far sciogliere bene il formaggio, a questo punto sciogliere in poco latte freddo la maizena, incorporarla ed addensare mescolando (basterà pochissimo).

Completiamo la preparazione degli gnocchi di pane:

da ogni composto, aiutandovi con un cucchiaio (io ho usato il porzionatore per il gelato) ricavare delle palline di 30 g. di peso, appiattirle e mettere al centro un cucchiaino di fonduta mescolata allo Sbrinz DOP grattugiato.

Chiudere lo gnocco facendo attenzione a non far uscire il ripieno, infarinarli leggermente (vedi farina elenco ingredienti asterisco), immergerli delicatamente con una schiumarola in acqua bollente salata fin quando ritorneranno a galla (tutti gli ingredienti sono già cotti, nell’impasto non c’è né uovo né farina).

Per la presentazione ho fatto un gnocco mescolando i 2 impasti, procedendo allo stesso modo.

Impiattare appoggiando ogni gnocco su una cialdina e nappare con la fonduta, decorarli con l’ingrediente che lo caratterizza, quello con i chiodini la santoreggia, quello misto con della polvere di porcino*, quello con l’achillea con una fogliolina della stessa.

Gnoco de pan ai funghi aperto con fonduta su cialdina di sbrinz e farina di mais-001

Cuore Svizzero

Ed ecco il cuore di fonduta che è all’interno di tutti 3 gli gnocchi, Le Gruyère non lo avevo mai assaggiato, ma sia questo che lo Sbrinz DOP profumavano di latte mentre li grattugiavo.

Ho impiegato più tempo a scrivere il post che a cucinare, in fondo questa è una ricetta semplice, un goloso riciclo, l’achillea millefoglie si può sostituire con bietoline, spinaci, ecc., io ho provato con le barbe di finocchi appena raccolti, una bontà.

Questa ricetta è vegetariana, sostituendo il pane, si ha un prodotto senza glutine, non contiene uova e, qui non dovrei dirlo, ho amiche vegane che non mangiano formaggio alle quali consiglio di adoperare il tofu, quello cremoso affumicato è perfetto.

HO VINTO!


Crostone ai Funghi Lactarius Deliciosus.

Lactarius crostone-001

Oggi voglio condividere con voi la ricetta di questo crostone fatto con i funghi Lactarius Deliciosus raccolti ieri sull’Altipiano del Montasio.

Ritornerò sull’argomento per raccontarvi tempi, modi e altre ricette.

Era la prima volta che ne vedevo così tanti e, pur conoscendoli, non li avevo mai raccolti, per cui prima di mettermi a spadellar leggiadra mi sono documentata perchè le informazioni, lo scrivo sempre, sui funghi non sono mai troppe.

Come al solito per non rempire il post di link in fondo li indicherò, compreso quello della fonte/ricetta per onor di citazione che va sempre fatta.

Ecco gli ingredienti come da fonte, io non ho pesato nulla e non ho adoperato i pomodori ma la mia solita passata POMÍ che ormai fa parte della famiglia, tra parentesi le mie varianti.

Collage Lactarius bosco

I gambi vanno eliminati, è consigliato in tutte le ricette non perchè siano tossici ma essendo cavi all’interno sono sfilacciosi.

Ingredienti come da fonte:

  • 600 gr. di funghi (non pesati),
  • 400 gr.di pomodori rossi (passata POMÍ),
  • olio di oliva (extravergine),
  • aglio,
  • origano,
  • sale,
  • mozzarella,
  • Parmigiano Reggiano.
Collage lactarius pirofila-001

Come ho fatto:

Ho preriscaldato il forno a 180°C.

Ho disposto i soli cappelli dei funghi  in una pirofila, ho preparato una salsina con l’aglio tritato, la passata Pomì, l’origano, il sale, l’olio e l’ho messa sopra ogni fungo.

Ho coperto la pirofila con la stagnola, ho cotto per 15 minuti, scoperto e alzata la temperatura a 190°C. per 10 minuti, ho aggiunto il parmigiano grattugiato e la mozzarella a dadini piccolissimi, ho reinfornato fino a scioglimento mozzarella.

Dopo aver bruscato il pane l’ho bagnato con il sughetto formato dai funghi (motivo per cui non ho messo il pomodoro fresco, avrebbe rilasciato troppo liquido).

Si possono mangiare anche così, come contorno, rimangono sodi e non sono limacciosi, ricetta da provare anche con gli champignon, mazze di tamburo, pleurotus.

Per la versione Vegana sostituire i formaggi con del Tofu, anche qui non ci sono glutine.

Lactarius_deliciosus (da Wikipedia, digitando il nome troverete altri siti e altre informazioni).
Fonte ricetta (con altre belle idee)

Collage chiodini girasole-001

Buona domenica a tutti.


Bocconcini di Pesce Persico con crema di peperoni gialli.

bocconcini persico pp1-002

Ogni volta che mi accingo a scivere un post mi succede come quando faccio il cambio di stagione o devo portare una scatola in soffitta o in cantina.

Entro, mi guardo in giro poi vedo qualcosa, un libro, un abito, un oggetto e mi fermo a pensare.

Ogni volta che mi trovo qui, davanti allo schermo, anche soltanto per scrivere una ricetta semplice come questa, è come se prima avessi aperto qualche vecchio baule.

Anche il post di Mauro Corona è nato così, per caso, durante la settimana mentre cercavo qualcosa sul cibo mi è capitato davanti (come succede spesso su google) quel video e così mi sono ricordata dell’incontro e del biglietto.

Devo trovarlo mi son detta, l’avevo messo in un album tra le fotografie dei miei gatti.

Il mio cervello è come una grande soffitta/cantina, piena di bauli e scatole e dal momento che ho avuto ed ho ancora una vita avventurosa e spericolata di scatole e bauli credo ce ne staranno ancora, perchè nella mia mente c’è ancora tanto posto.

Mi piace avere  memoria per il passato  anche se a volte mi prende un pò di malinconia, a volte anche rimorso per tante cose che ho fatto e che non avrei dovuto fare o qualcosa che ho detto e che avrei dovuto tacere, o rabbia per non essere stata prudente nel parlare troppo di me o per non essere stata capace di valutare,  è la solita storia dei se e dei ma così è la vita, è la mia vita.

Posate vecchia casa abbandonata-001

Durante le mie trasferte sportive erano nate molte amicizie, dovute alla passione sportiva e alle location un pò fortuite che condividevamo, spesso, facendo gare di MTB ai tempi del pionierismo, senza squadre al seguito e senza assistenza (d’altronde avevo di gran lunga superato i 35 anni ed ero ormai un’altleta in scadenza ) viaggiavo con tenda e sacco a pelo al seguito e chi aveva famiglia arrivava col camper.

Francesco arrivava con la famiglia, una moglie meravigliosamente paziente (Francesco, diciamolo, era un rompi…) e i suoi 2 figli, un maschio e una femmina, poi c’erano, sempre col camper, Elicio, la figlia D. che voleva diventare campionessa di Dressage e P., sua moglie che ho ospitato a Trieste  incantandola con i panorami di Veglia (Krk Croazia) i miei feudi , bei tempi.

Peccato che ci siamo persi di vista ma il mondo cambia, la vita ci porta ad incamminarci su strade diverse ma non è detto.

Questa  ricettina l’ho carpita (con gli occhi) alla moglie di Francesco, ero andata una domenica a Vittorio Veneto dove abitavano a seguire  il giro d’Italia femminile di ciclismo su strada e mi hanno invitata a pranzo: “una cosina veloce”  e in quattroequattrotto fece un risotto alla zucca col rosmarino (in pentola a pressione) e filetti di scorfano con questa cremina ai peperoni.

L’ho replicata molte volte adoperando il pesce persico che sa meno di pesce, lei saltava direttamente il pesce nella cremina per pochi minuti, io preferisco scottarlo prima in padella.

bocconcini persico alto-002

Ingredienti:

  • filetti di pesce persico (o pesce a piacere, anche pollo se lo preferite),
  • peperoni gialli carnosi (quelli Quadrati di Asti sono perfetti),
  • 1 grande spicchio d’aglio vestito,
  • olio EVO,
  • sale,
  • pepe.

Come fare:

dopo aver lavato i peperoni ed eliminato semi e filamenti tagliarli a pezzi  e farli saltare a fuoco vivo con olio evo e lo spicchio d’aglio schiacciato.

Coprire e continuare la cottura per ammorbidire i peperoni, eliminare l’aglio e, aggiungendo olio EVO, frullarli col minipimer.

Se non volete precuocere il pesce rimettete in padella la crema di peperoni ed aggiungere i filetti(io ne ho ricavato dei bocconcini), saltare per pochi minuti, salare, pepare e servire caldo, se avanza la crema condire una pasta o riso o spalmarla su del pane bruscato.

Tutto qui.

Con questa ricettina veloce e gustosa, probabilmente gradita anche ai bambini vi auguro una bella serata.


Ossibuchi nel sacchetto.

ossibuchi pronti-003

A volte certe pubblicità sono utili, tempo fa il famoso S……. mi  incuriosì, l’ acquistai,  funzionò, la seconda volta durante lo “sbattacchiamento” si ruppe e così decisi di procurarmi i sacchetti e di preparare da me, di volta in volta, il mix di spezie/odori/aromi e quant’altro da introdurvi.

Poi, 2 mesi fa, c’è stato il famoso “calendario”, 30 giorni, 30 blogger, 3o ricette e  la fantasia che ci contraddistingue (è vero non possiamo negarlo) è riuscita a farci insacchettare di tutto e di più.

Io, avendo ancora a disposizione dei sacchetti/dono, ho continuato la sperimentazione.

Ormai pollo, patate, tranci di pesce, verdure, frutta, ci entrano quasi da soli come in un cartone animato di Walt Disney

Così è arrivato anche il momento degli ossibuchi, tanto amati dal mio ello ma… Ma bisogna infarinarli, rosolarli, condirli, girarli, stare attenti che non si attacchino, “bagnarli” poco alla volta sennò si rischia di lessarli e renderli stopposi, bisogna calcolare i tempi, insomma si deve rimanere nei paraggi del fornello.

Per mettere le mani avanti ho detto a ello che avrei fatto un esperimento e avrei cotto gli ossibuchi nel sacchetto, prova mi ha risposto, a me piace quel metodo di cottura.

Prima che i puristi dell’ossobuco mi maltrattino svelo la frase finale di ello: i più buoni che hai fatto … Ciò è quanto

ossobuco piatto1-001

Ingredienti :

  • 3 ossibuchi di vitello,
  • olio evo per ungerli,
  • 3 spicchi di aglio vestito,
  • 1 cipolla dorata (la seconda volta ho messo 3 scalogni interi),
  • 1 fogli di alloro,
  • salvia,
  • rosmarino,
  • peperoncino di calabria in polvere,
  • sale.

ossibuchi nel sacchetto1-001

Come ho fatto:

ho massaggiato con l’olio evo gli ossibuchi e li ho messi in una terrina, ho aggiunto gli spicchi d’aglio vestiti, la cipolla tagliata grossolanamente.

Come ho specificato nella lista degli ingredienti la volta successiva ho omesso la cipolla ed ho inserito 3 scalogni interi con buccia (scalogni dell’orto di un’amica).

Ho spezzettato la foglia di alloro e tritato nel mortaio salvia e rosmarino, ho salato e messo il peperoncino.

Delicatamente ho mescolato affinchè gli ingredienti fossero distribuiti in maniera omogenea sugli ossibuchi, ho coperto con la pellicola ed ho lasciato riposare per mezz’ora.

Nel frattempo ho preriscaldato il forno a 195°C. (statico), ho inserito gli ossibuchi nel sacchetto, l’ho chiuso bene col legaccio che si trova nella confezione e li ho cotti per 1 ora e 15 minuti, senza forare il sacchetto e senza aprirlo 5 minuti prima per ottenere la doratura, si è formata da sè all’interno del sacchetto.

Il condimento che vedete nel piatto è quello del sacchetto, nessun’altra aggiunta di grassi, provate, se vi va.

ossobuco piatto alto-001

P.S.: se doveste adoperare ossibuchi di manzo più grandi, prolungate la cottura.


Stroncatura con cozze, non tutte le stroncature vengono per nuocere…

Coccio stroncatura-001
Mi è successo tanti anni fa con la Pitina della Val Tramontina, e anni dopo con la Farina di Grano arso; un grande rispetto per l’ingegno umano ed un grande rispetto per noi “foodblogger” che, con la nostra curiosità, la nostra voglia di inventarci sempre qualcosa di nuovo,  stiamo contribuendo a riportare a galla ciò che rischiava di rimanere sepolto sotto strati di polvere.

Posso anche accettare, fino ad un certo punto però, una strumentalizzazione ma, in questi casi il detto: basta che ne parlino, è perfetto.

E così, appena aperto il pacco del mio Amico Max, i miei occhioni di bambina che fa oooooohhhhhhhhhhh si sono spalancati: nascosto tra nespole, albicocche, limoni c’era un sacchetto con la Stroncatura Calabrese, tipico formato di pasta prodotta soltanto nella provincia di Reggio Calabria e precisamente nella Piana di Gioia Tauro (alla fine troverete un link).

Veniva fatta con  le “scopature di magazzino”, resti di farina e crusca che rimanevano sul pavimento dopo la macinatura dei cereali.

Un tempo era la norma “Far di necessità virtù” e, se ci fate caso, la maggior parte dei prodotti di nicchia di oggi che vengono venduti a caro prezzo sono nati dalla necessità di sopravvivere nelle cucine dei Poveri di un tempo.

Per gustarla ho atteso il momento giusto, la ricetta tradizionale della Stroncatura richiede le alici salate ma, aimeh, le alici sono  uno dei pochi cibi che non riesco a mandar giù,ma non ho voluto comunque privarla del sapore del mare e, non essendo arrivati gli Scampi che avevo ordinato,  (l’idea era di farla con gli Scampi alla Busara (la ricetta che avrei fatto)), ho ripiegato, per modo di dire, su dei freschissimi, ciccioni Pedoci (cozze) nostrani, testati la settimana prima.

Per questa ricetta ho voluto unire con un filo invisibile la mia Trieste alla Calabria, attraversando il Territorio POMÍ, con una sosta a Sorrento ma andiamo in cucina a vedere cosa ho preparato.

coccio ingr stroncature-001

Ingredienti per 2 persone (la quantità che ho adoperato io):

  • 500 g. di Stroncatura,
  • 1 kilo e mezzo di cozze,
  • 200 g (1 brick) di passata di pamodoro POMÍ,
  • 4 spicchi d’aglio vestiti,
  • prezzemolo, gambi compresi,
  • 4 cucchiai di olio EVO,
  • 1 bicchiere di vino bianco (Friulano),
  • peperoncino di Calabria (Garofalo),
  • 1 coccio di Calabria per cucinare.
cozze1-001

Come fare:

per prima cosa lavare e spazzolare le cozze eliminando la barba e, se ci sono, i denti di cane, aiutandovi con una lama.

Metterle in un tegame capiente assieme all’olio EVO, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo, coprire e far cuocere a fuoco alto scuotendo il tegame dal basso verso l’alto per far prendere il calore alle cozze in maniera omogenea e completa.

Quando le cozze saranno aperte (quelle chiuse eliminarle) sfumare con il vino bianco e far evaporare, togliere le cozze dal guscio e metterle da parte, filtrare il liquido rilasciato (che profuma irresistibilmente di mare).

Riscaldare il coccio e versare una parte di liquido di cottura delle cozze, portare a bollore ed aggiungere la stroncatura cruda e trattarla come fosse riso, procedendo con una cottura Risottata.

Man mano che la pasta si ammorbidirà, unire altro liquido che avrete mantenuto bollente, soltanto a questo punto aggiungere la passata di pomodoro anche lei bollente ed il peperoncino in polvere.

Non salare perchè l’acqua che rilasciano le cozze è già salata, aggiungendo sale rovinereste la preparazione.

Continuare la cottura, dopo 10 minuti assaggiare per testarne la consistenza e, soltanto poco prima della fine aggiungere le cozze, amalgamare e servire, io non ho messo formaggio.

stroncature con cozze-001

Con questo piatto ringrazio POMÍ per avermi dato la possibilità di giocare con i loro prodotti che trovo, indipendentemente dal concorso o dal pacco ricevuto, prodotti di qualità, presentati e promossi con eleganza.


POMÌ D’ AUTORE: anche i Vegani mangiano le Polpette col Sugo…

 Fonte ricetta Muscolo di grano: Erzebeth.

Fornitore per il sugo: POMÌ (Pomodoro a cubetti).

Manodopera: chef accantoalcamino.

Assistente in cucina: Perla.

Tipologia Ricetta: Sostenibile/Vegana (basilico, prezzemolo, aglio, tutti a Km.o.)

In questa ricetta le dosi sono da interpretare, chi ama le polpette con molto sugo, ne farà di più tanto, si sa, un buon sugo di pomodoro trova sempre una “sistemazione”.

Lo stesso vale per il muscolo di grano, potete raddoppiare la dose o moltiplicarla a piacere, ne otterrete anche delle scaloppine o un arrosto, si conserva in frigorifero.

Ingredienti per 1 porzione di polpette di muscolo di grano (ma possono diventare 2/3/4 nel caso di antipasto):

  • 500 g. di farina o manitoba,
  • 125 g.di farina di ceci,
  • acqua qb.

Ingredienti per l’ impasto delle polpette:

  • muscolo di grano da cuocere,
  • fiocchi di lievito,
  • aglio grattugiato a piacere,
  • 1 ciuffetto di prezzemolo fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.

Ingredienti per il sugo al pomodoro (per 4 porzioni):

  • 1 lattina di pomodoro a cubetti POMÌ,
  • basilico fresco,
  • 1 pizzico di peperoncino di Calabria secco o 1/2 fresco,
  • sale Grigio di Bretagna o sale marino integrale q.b.,
  • olio EVO da aggiungere alla fine.

Come fare la salsa:

mettere in un tegame i cubetti di pomodori POMÌ con l’aglio intero e cuocere a fuoco basso, quando all’assaggio risulterà cotto aggiungere il basilico, il peperoncino, il sale e cuocere ancora qualche minuto, alla fine aggiungere olio EVO.

Come fare il muscolo di grano: qui faccio una premessa, potete trovarlo pronto al Natura sì o nei negozi che forniscono prodotti naturali  e biologici (correggetemi se sbaglio) o autoprodurlo facilmente con una farina istantanea per seitan, un riferimento qui, dalla mia amica Saretta.

Le indicazioni che seguono provengono parzialmente dal blog linkato all’inizio:

per fare il muscolo  ho usato lo stesso procedimento per fare il seitan, ho mescolato le farine e l’acqua fino ad ottenere un composto non troppo solido (diciamo pure molle), e l’ho lasciato riposare in frigo almeno un paio d’ore.

L’ho lavato con acqua calda e fredda alternate finchè non è risultata completamente limpida, a questo punto avremo il nostro muscolo (più o meno, è molto simile al seitan, solo più proteico grazie ai ceci).

Qui arrivo io, ottenuto un impasto elastico ho preferito condirlo con gli ingredienti ed amalgamarlo prima della cottura, cottura che ho ottenuto avvolgendo il muscolo (piccolo viste le dosi) in carta stagnola, pellicola, carta stagnola e messo a cuocere nel cestello a vapore sopra la pentola dove cuoceva il sugo.

Quando al tatto ho sentito che il muscolo si era rassodato (si vede che ero una sportiva ;-) ) l’ho lasciato raffreddare, l’ho tagliato con le formine a cuore lasciandone qualcuna rotonda per chi volesse la versione classica, e le ho messe a cuocere ancora qualche minuto nella salsa, esattamente come si fa con le classiche polpette da onnivori;-)

Lo so che non siete abituati ai miei post sintetici ma sono ancora alle prese con Celeste che, alla visita veterinaria è risultata: già sterilizzata, e per di più, oggi, quando sono andata a darle da mangiare nello spazio dell’asilo dove l’ho vista la prima volta, ho trovato i bambini che la mandavano via dicendo: via brutto gatto, e la maestra (più brutta del gatto e dei bambini anche loro brutti ;-) ) fomentava la rivolta dicendo, via, che il gatto graffia.

Quello che ho detto io ve lo risparmio perchè non voglio inquinare questo Post sostenibile, mi pongo , dopo ieri, un’altra domanda, ma sono questi gli insegnanti che preparano i bambini? Sono felice di non avere figli perchè non sopporterei di darli in mano a simili “educatrici”, ma tornerò sull’argomento, vale una riflessione.


Pane azzimo e qualche idea per conservare le zucchine…

Oggi un post “professionale”, solo ricette..ed un pò di musica alla fine :-)

Ricettine che arrivano dal mio archivio, testate e riprodotte regolarmente, comprese le conserve che vi presenterò poi e che non richiedono sterilizzazione.

Se non foste tranquilli sterilizzate pure come fate al solito o cercando nel web informazioni utili.

Inizio dal pane azzimo, nome che deriva dal greco azymos (senza fermenti), quindi senza lievito, di semplice esecuzione e di lunga durata…

Ingredienti x 8 pagnottelle:

  • 300 g. farina 00,
  • 150 g. farina integrale (meglio se biologica),
  • 250 ml di acqua,
  • olio evo (anche per ungere la ciotola),
  • 1 cucchiaino raso da te di sale.

Come fare:

setacciare le 2 farine con il sale, formare la fontana ed aggiungere l’acqua un po’ alla volta (l’impasto deve risultare morbido ed elastico).

Ungere una terrina a bordi alti e mettere la pagnotta a riposare dopo averla ben rigirata per ungerla, coprire con pellicola e telo e far riposare per 1 ora.

Accendere il forno a 230°C., rivestire la teglia con carta forno e dividere l’imasto in 8 pagnottelle.

Stenderle ad una ad una col matterello fino ad uno spessore di 1/2 cm., praticare dei forellini con i rebbi della forchetta (io ho usato il mio solito batticarne), spennellare d’olio, infornare per 10′ da una parte, girare e terminare la cottura per atri 10′.

Ora le ricette delle zucchine sott’olio, provatele, sono straordinarie, le mie preferite quelle in agrodolce e quelle Julienne, per la ricottina qui, per i peperoncini qui.

Ricottina casalinga con mix di sottoli misti.

Zucchine con alici e capperi:

  • 1 kilo di zucchine piccole e tenere,
  • 30 g. alici sott’olio,
  • 30 g. di capperi sotto sale (risciacquati),
  • 1 litro di aceto di vino bianco,
  • 1 ciuffo di prezzemolo,
  • 50 g. di sale grosso,
  • olio  (evo).

Come fare:

portare ad ebbollizione l’aceto con il sale, nel frattempo spuntare le zucchine e tagliarle in 4 in senso verticale (a bastoncino).

Sbollentarle poche alla volta per 4 minuti, scolarle e farle asciugare per 12 ore su un canovaccio.

Adagiarle in vasetti fatti precedentemente sterilizzare in forno a 100° ed alternarle con capperi, prezzemolo tritato finemente e pezzettini di alici.

Premere bene e coprire d’olio, aspettare che l’aria sia uscita e che non ci siano più bolle, chiudere ermeticamente e conservare al fresco.

Tempo di riposo: 20 gg.

Durata 1 anno.

Le avevo servite così a “ello” come spuntino.

Zucchine in agrodolce al rosmarino e cipolla:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 2 rametti di rosmarino,
  • 1 cipolla bianca,
  • 1/2 litro di aceto di vino bianco,
  • 2 dl di olio evo,
  • 100 g. di zucchero,
  • 5 g. di sale.

Come fare:

tritare il rosmarino privato della parte legnosa e tritare finemente la cipolla e le zucchine a rondelle sottili  (io uso il robot).

Mettere in una casseruola l’aceto, l’olio, lo zucchero, il sale, il rosmarino, la cipolla e portare ad ebollizione, unire le zucchine, togliere dal fuoco e lasciar riposare 24 ore.

Sgocciolare le zucchine, metterle nei vasi (sterilizzati come sopra), premere leggermente e coprire con la salsa agrodolce.

Chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco ed asciutto.

Riposo 1 mese.

Durata 1 anno.

Zucchine in agrodolce.

Zucchine sott’olio:

  • 1 kilo di zucchine piccole,
  • 1 litro di aceto alcune foglie di basilico,
  • pepe in grani,
  • qualche rametto di timo,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 50 g. di sale,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine lavate precedentemente e tagliarle a rondelle, portare ad ebollizione l’aceto con sale e pepe in grani.

Tuffare le zucchine poche alla volta e cuocerle per 3 minuti, scolarle e metterle tra 2 canovacci ad asciugare per 12 ore.

Inserirle nei vasetti alternandole con l’aglio a fettine, il timo, il basilico e coprire d’olio avendo cura che non si formino bolle d’aria, chiudere ermeticamente e riporre in luogo fresco.

Riposo 20 gg.

Durata 1 anno.

Julienne di zucchine sott’olio con timo, capperi e pinoli:

  • 1 kilo di zucchine,
  • 30 g. di capperi,
  • 40 g. di pinoli,
  • alcuni rametti di timo,
  • 1/2 litro di aceto bianco di vino,
  • 1/2 litro di vino bianco,
  • 30 g. sale grosso,
  • 1 spicchio d’aglio,
  • olio evo.

Come fare:

spuntare le zucchine e tagliarle a julienne con una grattugia a fori larghi o con il robot.

Portare ad ebollizione il vino, l’aceto, il sale e l’aglio, tuffare le zucchine e cuocerle per 2 minuti, scolarle e farle asciugare su un canovaccio per 3 ore.

In una terrina mescolare le zucchine con i capperi, i pinoli ed il timo, invasare e coprire d’olio, con gli stessi accorgimenti delle ricette precedenti.

Riposo 20 gg.

Durata 6 mesi in luogo fresco.

Zucchine Julienne timo, pinoli, capperi.

Ed ora vi saluto, vi auguro un bel fine settimana, qui piove ma non importa,  il sole c’è sempre, basta saperlo “vedere” tra le nuvole, se vi va di ascoltare un pò di musica cliccare sulla foto della mia adorata Perla.

Per maggiori informazioni lascio questo link che parla del Botulino e vi da indicazioni sulla perfetta conservazione.


Mi congedo dalla Pasqua con “Il Cavallo nel pozzo” e dall’inverno con una calda insalata d’orzo e cime di rapa (di Tiziana).

Il cavallo fuori dal pozzo :-D

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze.

Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare e finalmente il contadino prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.

Così non valeva la pena sprecare energie per tirarlo fuori dal pozzo, allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo.

Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo, tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò.

Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro come il cavallo riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.

La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo.

Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa.

Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima.

Possiamo uscire dai buchi più profondi se non ci daremo per vinti.

Adoperiamo la terra che ci tirano per fare un passo verso l’alto !

Ricordati delle 5 regole per essere felice:

1 – Libera il cuore dall’odio.
2 – Libera la mente dalle eccessive preoccupazioni.
3 – Semplifica la tua vita.
4 – Dà in misura maggiore e coltiva meno aspettative.
5 – Ama di più e … accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema.

Chi ha la fortuna (?) di conoscere ello saprà già perchè sabato mattina ho riso quando mi ha letto questo racconto “augurale” speditogli da un suo cliente.

Cliente che è stato apostrofato con epiteti vari, in quanto ello non brilla per romanticismo ed “inutili” moralismi e filosofeggiamenti.

Più io dicevo: ma è stato carino e gentile più lui sottolineava che era stata un’idea “……”, e dal momento che a me, al contrario,  piacciono i racconti con una morale e mi piace filosofeggiare, ho cercato il racconto nel web, trovandolo e lo condivido volentieri con i tanti “cavalli” che ora si trovano nel pozzo e che stanno per essere ricoperti di terra, in fondo il mondo è pieno di “contadini” (nel senso dispregiativo che usa la gente ignorante) e di “vicini” pronti con la pala in mano ;-)

Insalata calda d’orzo e cime di rapa di Tiziana.

Ed ecco la ricettina, arrivata fresca, fresca via mail da una Tiziana che vuole farmi tornare la voglia di cucinare e che la smetta di “filosofeggiare” :-D

Ingredienti (non ha messo le dosi ma so essere per 2 persone):

  • orzo lessato in acqua salata,
  • cime di rapa tritate finemente (non sbollentate),
  • 1 spicchio d’aglio tritato (si può metterlo vestito e togliero se non si desidera mangiarlo),
  • peperoncino,
  • olio EVO.

Come fare:

lessare l’orzo in acqua bollente salata e nel frattempo saltare in padella con l’olio, l’aglio ed il peperoncino le cime di rapa (crude) tritate finemente, portare a cottura ed unire l’orzo con poca acqua, amalgamare fino a far assorbire il liquido.

Impiattare con un coppapasta a forma di fiore, decorare con delle viole mammole, salutare l’inverno e servire la primavera in tavola.

Nevicata di Pasqua.
La nevicata di Pasqua e la risposta di ello al SMS:
Ricambio i tuoi auguri “equini” con affetto e cordialità :-D

Non c’è nulla da fare vero? É irrecuparabile  :-(


Insalata di Topinambur alla moda di Bahia: a qualcuno piace Crudo.

Non chiedetemi come mai si chiami così, questa insalata l’ho trovata su un supplemento al n° 9 di Amica del 3 marzo 1978 (La cucina superveloce) e per non pubblicare cloni ho fatto una ricerca, non c’è e ve la presento.

Strano titolo alla moda di Bahia per un tubero invernale, forse per i suoi fiori gialli con i quali alla fine dell’estate rivela dove sarà possibile trovarlo qualche mese dopo?

Siccome in questi giorni sto vedendo e rivedendo il film Into the Wild (nelle terre selvagge, sono un pò condizionata) e, se Alex avesse trovato i topinambur ce l’avrebbe fatta, si, i topinambur si possono mangiare crudi senza avere problemi come invece succede a mangiare molte patate crude.

Beh, io, mi conoscete, quando mi affeziono a qualcosa o a qualcuno parto in quarta e quest’anno ho abbracciato la causa topinambur con entusiasmo e foga.

Finalmente vedo in giro per i blog ricette che valorizzano al meglio il mio amico Topinambour, sono queste le cose che amo del web e che me lo rendono  digeribile.

Noi foodblogger, piccole, grandi, vip o nop abbiamo il potere di divulgare, creiamo le mode, facciamo conoscere a tutti spezie, verdure, cereali, prodotti diversi dal solito quotidiano, contribuendo così a stimolare i produttori a non mollare.

Ultimamente, con le rifatte si sta aiutando a trasformare la celiachia da babau alla normalità e credo che questo sarà di grande utilità e di stimolo anche a quei ristoratori normali a pensarci un pò su, ci vorrà tempo ma io vedo chiaro all’orrizzonte.

Noi non siamo abituati a trattare la diversità, la temiamo e la vestiamo con un mantello scuro ed inquietante ma, se ci pensiamo ci accorgiamo che siamo tutti diversi l’uno dall’altro, ma come ci sono capitata in questo discorso che richiederebbe altra sede e altro post? Boh, sarà la mia diversità.

Non sarà mica che il titolo risente dell’ influenza Caraibica e rilasci gli effluvii di Rum?

Ho definito il Topinambur: una patata che sa di carciofo, ma è molto di più perchè è una patata che si può  mangiare anche cruda,  da bambina mi dicevano di non mangiare le patate crude perchè fa mal de pansa (fa male al pancino) ed è vero, contiene la solanina che, se ingerita in dosi elevate può causare disturbi anche gravi.

Anche se non peso mai gli ingredienti per un’insalata perchè, diciamocelo, a meno che non sia l’insalata russa, capricciosa o di pollo ecc. dove ci dev’essere un equilibrio, in questo tipo d’insalata è facile andare a occhio.

Io, ligia alla corretta condivisione per la riuscita della ricetta vi do le dosi originali che sono per 4 persone.

Ingredienti:

  • 600 g. di topinambur,
  • 6 filetti di acciuga dissalati (io ho adoperato quelli sott’olio),
  • 1spicchio d’aglio,
  • 4 uova sode,
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente,
  • 5 cucchiai di olio evo,
  • 2 cucchiai di succo di limone,
  • sale,
  • pepe (verde).

Come fare:

sbucciare i topinambur (per evitare la bitorzolutaggine io li elimino e pelo agevolmente i topinambur col pelapatate, i bitorzoli che rimangono li scotto, li sbuccio con facilità e sono pronti per altre preparazioni), lavarli velocemente, asciugarli e tagliarli sottilmente con la mandolina.

Per non farli annerire metto subito il succo di limone.

In un padellino sciogliere i filetti d’acciuga in 2 cucchiai d’olio assieme ad uno spicchio d’aglio vestito/schiacciato e quando le acciughe saranno diventate poltiglia toglierlo e versare il composto sui topinambur.

In una ciotola schiacciare le uova con la forchetta (io li trito creando un effetto mimosa), lasciarne una parte per decorare ed unire il prezzemolo.

Preparare a parte il condimento con il restante olio, succo di limone (io ho aggiunto poco aceto di mele che mi piace), sale e pepe verde, emulsionare ed unire al composto di uova, solo quando è tutto ben amalgamato condire i topinambur mescolandoli delicatamente.

La ricetta diceva di fare tutto nella ciotola ma si rischia di fare una pappa.


Coniglio all’Amarone cotto nel Coccio.

Da quando è arrivato in casa mia non gli ho più tolto gli occhi di dosso, gli ho girato intorno, l’ho soppesato, l’ ho toccato, l’ho studiato.

Era bellissimo anche così, appoggiato al tavolino e riscaldato dal sole tutto il giorno ma,…ma lo vedevo così scontento, irrealizzato, dovevo fare qualcosa per valorizzarlo.

Tergiverso, lo so…ma mi ero ripromessa di non pubblicare più ricette col coniglio pur continuando a cucinarlo, vivo con un carnivoro amante di questa carne e non ho scelta…eppoi, per un amico questo ed altro no?

Ho voluto inaugurarlo con una ricetta che gli fa onore, non aspettatevi fave tonke, cardamomi e profumi d’oriente, qui l’unico profumo è quello che rilascia la cottura nel coccio e chi la conosce lo sa, da una marcia in più a qualsiasi preparazione ed il profumo che si espande per casa è ineguagliabile, andiamo in cucina va.

Ingredienti:

  • coniglio, io 2 spalle, 2 cosce,
  • 1/4 di vino Amarone,
  • olio evo,
  • rosmarino secco schiacciato nel mortaio,
  • prezzemolo (io gambi interi),
  • 3 spicchi d’aglio,
  • 1 scatola piccola di polpa di pomodoro o passata fatta in casa ecc.
  • peperoncino.

Come fare:

mettere gli spicchi d’aglio interi svestiti  nell’olio e farlo insaporire, unire la carne e rosolarla.

Nel frattempo dealcolizzare il vino fiammandolo e quando il vino è pronto salare, mettere il peperoncino ed il vino in 2 tempi (io faccio così).

Aggiungere il rosmarino secco o fresco se preferite, i gambi di prezzemolo che alla fine toglieremo e la polpa di pomodoro, far riprendere il bollore e coprire (questo coccio non ha il coperchio, io ne ho usato uno di un coccio rotto).

Portare a cottura (c.ca 40 minuti).

Questa è una ricetta semplicissima, niente di complicato, da fare quando si vuole un piatto unico, un contorno di riso ecc., io l’ho servito con la polenta.

Buona settimana a voi, io ascolto ancora LUI, come dice una sua canzone: Tu non mi basti mai


Polpettine al sugo, quelle di nonna Flora.

Cosa c’è di più versatile in cucina di una polpetta? Ditemelo, una pasta? Un risotto? Certo, ma la polpetta? Accontenta tutti, mette d’accordo grandi e bambini, unisce in matrimonio ingredienti a prima vista incompatibili.

Se non ci fosse già avrei intitolato il mio blog: la polpetta perfetta, perchè ogni polpetta è perfetta con qualsiasi ingrediente si faccia.

Queste polpette mi riportano alla mente le domeniche da Nonna Flora che ne preparava padelle intere.

Ecco, queste per me sono le polpette, quelle che mi fanno riaffiorare alla mente cose belle e come non mai è di questo che ora ho bisogno, di coccole e di ricordi belli.

Questo fine settimana ello è via per lavoro ed io mi sono, a modo mio, coccolata un pò, con queste semplicissime polpettine, facendo anche una goduriosa scarpetta alla fine col sugo rimasto.

Gli ingredienti per queste polpettine sono, come succede spesso, ad occhio.

Per l’impasto:

  • 500 g. tritato di carne mista (bovino, suino),
  • 150 g di mortadella,
  • 1 patata grande bollita (avevo soltanto patate viola),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • 1 cucchiaio di cipolla tritata finemente,
  • 1/2 spicchio d’aglio schiacciato,
  • 1 uovo intero,
  • sale,
  • pepe verde macinato.

Come fare:

amalgamare gli ingredienti, prendere dall’impasto ottenuto delle palline del peso di 25 g., arrotolarle ed infarinarle.

In una padella mettere il burro chiarificato con dello scalogno tritato e qualche fogliolina di salvia, unire le polpettine e rosolarle da tutti i lati.

Si possono mangiare così, con il sughetto ottenuto ma io, per non farmi mancare nulla, ho preparato una salsa al pomodoro (fatela come vi piace) e le ho fatte insaporire per qualche minuto.

Nota bene, né fritte né al forno.


Cuore di erbette rosse con tahin e kefir…

Oggi propongo questa ricetta, la posso chiamare ricetta? È la cosa più semplice che si possa fare, uno spuntino leggero, un antipasto, adatto anche a chi è vegetariano.

A casa mia c’è sempre una confezione di erbette rosse precotte, le uso per colorare la pasta, per colorare le glasse, le mangio tagliate a fettine che faccio marinare nell’olio, sale ed aglio (come mi ha insegnato Piero), io le adoro e  mi piace da matti il colore.

Nei miei periodi piemontesi a Mondovì Piero  di lunedì mi portava al mercato dove le vendevano arrostite alla brace, una bontà, mai viste dalle mie parti.

Non voglio addentrarmi in un campo a me sconosciuto  ma ho letto che la barbabietola  aiuta a combattere l’ipertensione, è ricca di antiossidanti, troverete nel web molte indicazioni su come mangiarla e su come ottenere da lei qualche rimedio per la salute.

Preparare la salsina con:

  • tahin chiaro (burro di sesamo),
  • kefir (yogurt),
  • olio evo,
  • aglio schiacciato e passato sulle pareti della ciotola per profumare,
  • fiocchi di fior di sale (o sale marino, meglio integrale),
  • aneto o l’erba che preferite.

Come fare:

prendere una confezione di erbette rosse (barbabietole), tagliarle a fette e ricavare dei cuori, preparare la salsina amalgamando gli ingredienti, metterla in una ciotola ed appoggiarvi sopra il cuore: fatto.

Con questi cuoricini vi lascio ad un fine settimana rilassante, il mio lo sarà, un abbraccio amiche/amici :-)



Pollo al forno alla maniera di Nigella, o di Jamie Oliver?

Ingredienti:

  • 4 sovracosce di pollo,
  • patate (a piacere),
  • scalogni o cipolle di Tropea (a piacere),
  • zucca (a piacere),
  • 1 peperone rosso (quello avevo),
  • 1 cucchiaio di olio e.v.o.,
  • aglio,
  • origano,
  • zenzero in polvere,
  • peperoncino,
  • sale.

Come si fa:

lavare le cosce , asciugarle ed adagiarle appoggiate sul lato con la pelle in una teglia foderata con carta forno, salarle, aggiungere gli scalogni  privati soltanto del primo strato di pelle, gli spicchi d’aglio vestiti, il peperoncino e cospargere tutto con l’origano.

Accendere il forno a 200° C.

Sbucciare le patate, lavarle, asciugarle e tagliarle a spicchi, sbucciare la zucca e ricavarne dei cubetti non troppo piccoli, dividere a falde il peperone.

Mettere il tutto in una terrina capiente,  salare, unire un’abbondante spolverata di zenzero in polvere e l’origano.

Aggiungere 1 cucchiaio abbondante di olio evo e mescolare il tutto con le mani,  versare sulla carne coprendola.

Infornare  e rosolare per c.ca 2o minuti, coprire la teglia con la stagnola e continuare la cottura per altri 20 minuti, scoprire nuovamente, girare le cosce con la pelle in alto ed appoggiarle sopra le verdure, alzare la temperatura a 220° C. e lasciare ancora 15 minuti per far sì che la pelle diventi croccante.

In stagione si possono aggiungere altre verdure, oggi ho usato la zucca ma anche  le carote vanno bene, evitere i peperoni verdi perchè li trovo poco carnosi  ed alla fine non rimarrebbe nulla, insomma, spazio alla fantasia, solitamente tolgo la pelle ma in questo caso ho usato pochissimo olio e la carta forno ha assorbito tutto il grasso rilasciato  nella prima fase di cottura.


Minestra de “Bobici”, ricordando Trieste.

La minestra de bobici è tipica triestina con derivazione istriana, l’ Istria è stata territorio italiano ed ha influenzato ed influenza tutt’ora la nostra cucina, i bobici sono nient’altro che i chicchi del granturco.

Ieri sera ho rifatto questa minestra, la faccio spesso, per me è  ritornare indietro nel tempo e lasciarmi cullare dall’onda dei ricordi.

Ingredienti per 6 persone, tra parentesi metto le varianti che uso per renderla più leggera:

  • 300 g. fagioli freschi,
  • 1 pannocchia di mais da latte,
  • 200 g. patate,
  • 1 pomodoro maturo (non lo metto),
  • 50 g di lardo (uso l’olio evo a crudo alla fine),
  • 1 spicchio d’aglio,
  • 1 piccola cipolla,
  • 1 gambo di sedano,
  • osso di prosciutto o ritagli (metto una fetta spessa di crudo),
  • sale,
  • pepe (peperoncino),
  • olio evo.

Procedimento:

pulire e lavare gli ingredienti, tagliare le patate a cubetti, per chi usa il pomodoro pelarlo e privarlo dei semi, sgranare la pannocchia.

Far bollire a fiamma bassa per c.ca 40 minuti il granoturco, i fagioli, le patate, il pomodoro (se lo usate) ed il prosciutto (io aggiungo anche gli odori).

**Fare a parte un soffritto con aglio, cipolla, sedano e lardo tagliato a listarelle, far bollire ancora fino ad ottenere una buona densità.**

Aggiustare di sale e pepe e servire con olio evo.

**La parte evidenziata con gli asterischi la ometto.

Fare questa minestra è molto semplice, fatene pure grandi quantità (senza pomodoro) la porzionate e la mettete in congelatore, nelle giornate più fresche avrete una deliziosa zuppa da gustare.

Volendo farla fresca potete sgranare  le pannocchie e mettere i chicchi nei sacchetti in congelatore, avrete mais pronto tutto l’anno.

Una splendida giornata a voi.


Pasticcio, di Verdure: il piatto della domenica.

Pasticcio a Trieste e dintorni sono le lasagne, mi stavo chiedendo in questi giorni il perchè del mio approcio tardivo a questo piatto.

Per me è sempre stato il piatto della festa, della domenica, quando s’invitava qualcuno a pranzo il pasticcio ed il pollo arrosto con le patate erano un must.

Ora le cose sono cambiate, beh..non sono Matusalemme però sono nata qualche mese dopo la televisione ed il salto è stato enorme, credo che i bambini che nascono ora non si accorgeranno di grandi cambiamenti ed evoluzioni, si, forse avranno la casa delle vacanze in multiproprietà sulla luna ma non si stupiranno più di tanto.

Però il pasticcio si tiene al passo con i tempi,  cambia abito, sperimenta nuove tendenze, diventa vegetariano, si mette dietro l’orecchio qualche goccia di profumo di mare o di bosco, fa amicizia con nuove farine, che nuove non sono ma soltanto, al suo contrario,  un pò dimenticate.

Però in una cosa è irremovibile, non vuole stare da solo, lui ama la compagnia, le risate, le grandi tavolate allegre, ama i bambini che si impiastricciano con la besciamella ed il ragù, ama la musica, specialmente la fisarmonica.

Certo che quando diventa raffinato con la polpa di granchio  sta a suo agio anche in un piano bar con jazz in sottofondo e a lume di candela.

Sono felice di aver rotto il ghiaccio,  è veloce da fare, versatile, un pò come le torte salate: apri il frigo, scegli ed è  successo assicurato.

Ed ecco a voi:

LASAGNE CON VERDURE DI TIZIANA

Ingredienti: (tra parentesi le mie modifiche)

  • 400 g di lasagne fresche (ho usato le lasagne secche),
  • 3 zucchine,
  • 1 melanzana,
  • 1 porro
  • 8 pomodorini,
  • 1 cipolla di Tropea,
  • 1 spicchio aglio,
  • olio evo qb,
  • basilico,
  • 100 g di Emmentaler, (parmigiano..non avevo l’emmentaler )
  • sale,
  • peperoncino.

Per la besciamella:

  • 40 g di burro, (omesso)
  • 50  g di farina
  • 750 g di acqua, (latte di soia 1 litro)
  • Sale.

Come fare :

lavare e tagliare a pezzetti non troppo piccoli le zucchine, unire la cipolla tagliata a fette non tanto sottili, il sale, il peperoncino,un filo di olio evo e far appassire il tutto molto velocemente.

Stesso procedimento per la melanzana, l’aglio, 4 pomodorini, sale e un filo d’olio.

Lavare e tagliare il porro, unire gli altri 4 pomodorini, il sale, il peperoncino e un filo d’olio, passarlo velocemente in padella.

Mentre le verdure si raffreddano, preparare una leggera besciamella con il burro, la farina, il sale e circa 750 ml di acqua.

(Io procedo così)

A questo punto, formare il primo strato di pasta, qualche cucchiaio di besciamella, le zucchine e un trito di basilico fresco.

(Io che uso la pasta secca metto sul fondo della teglia un pò di besciamella liquida)

Secondo strato di pasta, besciamella, il porro e qualche dadino di emmental.

Terzo strato di pasta, besciamella e melanzana.

Coprire con l’ultimo strato di pasta e besciamella.

Infornare per 20’ a 200°.

(Ho infornato per 40 minuti + 5 per gratinare)

Io le ho fatte ieri sera al ritorno da una bella, stancante cinghialata per i campi dello zio, nessun’altra foto riuscirebbe a rendere l’idea della bontà di questa lasagna, quindi grazie Tiziana, un fiore tutto per te.


Peperoni ripieni al vapore: leggerezza tutta da gustare.

Ancora una ricetta di Tiziana, capitata al momento giusto,voglia di sole, di colore,voglia di leggerezza.

Lei la definisce “nulla di nuovo”, per me, invece è nuovissimo, perchè io i peperoni li ho fatti in tutti i modi ma MAI e dico MAI ripieni con la carne e MAI avrei pensato di cuocerli a vapore,quindi per me sono novità assoluta e chissà per quanti di voi, vi consiglio di provarli, io li ho preparati  ieri sera ed oggi li mangiio.

Come sempre vi trascrivo la sua ricetta integrale, le mie varianti sono:  la cottura della patata assieme alla carne,  l’uso del basilico al posto del prezzemolo che non avevo in casa e l’aggiunta di peperoncino perchè a lui piace “picanto”.

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Ingredienti per 4 peperoni:

  • 700 gr. macinato misto ( manzo e maiale ),
  • 2 spicchi d’aglio  tritati finemente (io ne ho messi 3  vestiti , schiacciati e tolti),
  • prezzemolo (basilico),
  • maggiorana,
  • timo,
  • (peperoncino),
  • 1 patata grossa cotta al vapore (rosolata assieme alle patate),
  • 1 manciata di parmigiano grattugiato,
  • sale,
  • olio evo.

Procedimento:

lavare i peperoni , togliere la calotta, togliere anche tutti i semini, salare la parte interna e

appoggiarli su un piatto rovesciati, intanto preparare il ripieno.

Per il ripieno:

rosolare la carne con un poco d’olio e l’aglio il macinato, aggiungere il prezzemolo, la maggiorana, il timo , la patata schiacciata in precedenza con la forchetta (serve a mantenere morbido il ripieno) , il parmigiano e il sale.

Lasciare intiepidire e quindi riempire i peperoni con il composto, coprire ognuno con la propria calotta, sistemarli nella vaporiera per circa 40’.


Se si desidera alla fine aggiungere un filo d’olio evo.

Con lo stesso procedimento preparo anche le melanzane e le zucchine.

UN BUON MISTO!!!!!!

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Grazie Tiziana, ora aspetto di cuocere così anche le altre verdure.

Lo so che oggi è domenica e sarete tutte/i in gita al mare, in montagna, al lago o, come me, finirete di sistemare la cantina per cui non avrete tempo di passare di qua…..ma avevo voglia di postare questa ricetta che mi è piaciuta un sacco.

Buona domenica allora, a presto ed ancora grazie a Tiziana.


Salsa Harissa.

… sì, la Salsa Harissa l’ho scoperta l’anno scorso seguendo Nigella e la Ravaioli su Sky che, con tutti i loro ingredienti etnici, mi hanno spinto ad esplorare i vari negozietti adiacenti alla stazione, sono partita con l’acqua di rose, il cardamomo ecc. fino ad arrivare a lei.

La prima volta l’ho acquistata sciolta per assaggiarla, è piaciuta molto a ello e quindi quando ho trovato su un vecchio cucina no problem la ricetta ho voluto subito replicarla, aggiungendo i semi di senape nera.

I peperoncini che ho adoperato questa volta vengono dal Marocco, d’altronde la ricetta è del Magreb, aspetterò i peperoncini delle mie piante per replicarla.

Ingredienti:

  • 500 g. peperoncini rossi freschi,
  • 1 cucchiaini di semi di cumino,
  • 2 cucchiaini di semi di coriandolo,
  • 1 cucchiaino di semi di carvi (Kümmel),
  • 2 cucchiaini di semi di senape nera,
  • 4 spicchi d’aglio,
  • 2 ciuffi di menta fresca,
  • 240 cc. di olio evo,
  • 2 cucchiaini di sale.

Procedimento:

mettetevi un paio di guanti, non fate come me che, non potendo fare nulla con i guanti, sono stata tutto il giorno a chiazze rosse.

Lavare sotto l’acqua corrente fredda i peperoncini, asciugarli con carta assorbente, privarli del picciolo e dividerli a metà nel senso della lunghezza.

Eliminare i semi e sbollentarli per 5 minuti in acqua bollente per ammorbidirli, asciugarli su carta assorbente.

Nel frattempo  tostare in un padellino senza condimento le spezie mescolando di tanto in tanto.

Trasferire nel mixer i peperoncini, le spezie tostate, gli spicchi d’aglio, le foglioline di menta ed il sale.

Frullare aggiungendo a filo l’olio fino ad ottenere un composto denso ed omogeneo.

Mettere la salsa nei vasetti sterilizzati in forno a 100°C  e coprirla con un sottile strato d’olio, cosa da  fare sempre dopo averla adoperata.

Si conserva in frigorifero per 2 settimane.


Pitta cu maju o Pizza con i Fiori di Sambuco.

Una conoscente mi raccontava che  le donne di Calabria, a maggio (maju), raccolgono i fiori di sambuco, li stendono, allargandoli, su un telo e li coprono con un altro telo, li fanno seccare girandoli ed arieggiandoli per qualche giorno, li salano e li mettono sott’olio.

Quando fanno la pitta (pizza) aggiungono nell’impasto un po’ di maju.

Mi stupisco sempre, e lo dico, della fantasia delle donne che riescono a fare magie in cucina, a volte penso che, se le donne di un tempo avessero un blog, ci farebbero arrossire.

Quando scrivo di queste cose non finirei mai, più in là vi racconterò della ricetta carpita ieri ad una signora di 94 anni che ho incontrato l’altra mattina al ritorno dalla mia passeggiata nei campi, in una splendida alba, accompagnata dal canto di passerotti, rondini, gazze e cornacchie.

Ogni tanto un trattore intento ad allenarsi per qualche rally mi scuoteva dall’estasi facendomi sobbalzare e velocemente  spostare sul ciglio estremo della strada, chissà cosa avrà pensato di quella fanciulla a quell’ora per i campi, mah!

Semplice, si riempiva gli occhi con la vista di meravigliose distese di grano e papaveri.

Tra una foto, qualche puntina di ortica, qualche grande sospirone ho messo nel cestino  anche fiori di sambuco,  qualcosa farò, ho pensato così, pensa che ti ripensa ne è uscita questa pitta o focaccia o pizza.

Come spesso accade, ello mi controllava col suo solito fare tra il sospettoso e l’incuriosito e ha pronunciato la fatidica frase:

cosa stai facendo?

Sto facendo un esperimento.

Perchè non fai un pane “normale”?

Perchè il pane “normale” è già in forno, non preoccuparti, questa la mangio io.

Ingredienti per una pitta:

  • 250 g di farina manitoba,
  • 1 bella manciata di fiori di sambuco (nel mio caso freschi)
  • 1 bustina di lievito di birra secco (mezzo di birra fresco),
  • 2 cucchiai di olio evo,
  • 1 puntina di cucchiaino di malto d’orzo,
  • 1/2 cucchiaino di sale,
  • 125 g di acqua.

Per la farcitura della pitta:

  • pomodorini Piccadilly o quelli che preferite,
  • poco aglio,
  • sale,
  • zucchero a velo,
  • fiori di sambuco.

Io ho fatto l’impasto nella MDP, ho formato una palla e l’ho fatta lievitare, coperta, per 2 ore in una terrina unta d’olio.

Nel frattempo ho preparato i pomodorini, tagliandoli a metà, li ho messi in una teglia foderata con carta forno, spolverati con poco zucchero a velo e salati.

Li ho infornati a 160°C, verso la fine ho aggiunto una bella manciata di fiori di sambuco, poco aglio, ho mescolato ed ho continuato la cottura.

Raddoppiato l’impasto, l’ho steso, coperto con carta forno bagnata e strizzata e l’ho fatto riposare per 1 ora.

Ho preriscaldato il forno a 240°C, ho farcito la pitta con i pomodorini ed infornata per 20 minuti.

L’anno scorso l’avevo fatta con il LM senza farcitura, era venuta più alta e l’ho farcita con del meraviglioso prosciutto di Sauris.


Coniglio all’aglio, più facile di così.

Dovete fare il cambio di stagione? …Dovete portare la suocera a comperare le piantine per l’orto? …Dovete stirare una collina di panni? ….Il vostro ometto vuole cenare alla solita ora ed essendo viziato (mea culpa) non “si accontenta”?

Ecco la ricetta che ho “sposato” per questi tragici momenti della vita da casalinga per nulla disperata…..facendo anche un gran figurone :-D

Sto baciando ancora il libretto sulle carni bianche da dove ho “attinto” questa bontà.

C’è  la variante con i fuselli di pollo liberati dalla pelle, per chi fosse a dieta.

Ingredienti:

  • 700 g di spalla di coniglio (o fuselli di pollo),
  • 20 spicchi d’aglio vestiti,
  • 2 foglie di alloro spezzettate,
  • olio evo q.b.,
  • peperoncino,
  • sale q.b.

Come ho fatto:

io di solito lavo ed asciugo la carne, ho acceso il forno a 190°C, mi sono versata un po’ d’olio evo sulle mani ed ho massaggiato i pezzi di carne.

Li ho messi i una pirofila da forno senza aggiungere altri grassi, ho aggiunto i 20 spicchi d’aglio vestiti, le foglie di alloro ed il peperoncino spezzettato, ho coperto la teglia con la stagnola ed ho infornato a 190°C per 70 minuti.

Dopo questo tempo ho scoperto la teglia, ho aggiunto il sale, ho alzato la temperatura a 200°C ed ho fatto colorire per 5 minuti da un lato e 5 dall’altro.

Se amate l’aglio cotto potete ricavarne la polpa e spalmarla sulla carne.

Per sorridere un po’:

http://www.superedo.it/foto/immagini/Uomo%20e%20Donna/pozzo_dei_desideri.jpg

E se fosse il contrario?


Boccioli di Tarassaco sott’olio: Primavera d’intorno brilla nell’aria e per li campi esulta.

Primavera brilla nell’aria

Primavera d’intorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
sì che a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli, contenti, a gara insieme,
per lo libero ciel fan mille giri,
pur festeggiando il loro tempo migliore.
(G. Leopardi)


Questo è stato il titolo di un tema d’italiano alle medie, lo ricordo ancora perchè il mio tema fu letto in classe dalla professoressa ed io, con l’autostima sempre ai minimi livelli, me ne stupii molto essendone al contempo orgogliosa :-)

Così, ieri mattina, essendomi accorta che la mia cavalletta era partita ho capito che la primavera brillava davvero nell’aria ed  io sono andata ad esultare per li campi!!

Prima il dovere, ho camminato mezz’ora a passo svelto ed al ritorno ho raccolto i boccioli di tarassaco per mettterli sott’olio.

Li ho assaggiati in Carnia, a casa di una signora appassionata di conserve, partecipa a gare, mette sott’olio di tutto e di più.

Il marito grande raccoglitore di funghi, quando è la stagione arriva a casa con cestoni di porcini e per giorni vedi nel loro meraviglioso giardino le tavole dove stanno essicando.

E’ a casa loro che ho conosciuto il Prosciutto di Sauris e non l’ho più abbandonato.

Torniamo alla ricetta..se così si può chiamare.

Raccogliere i boccioli lontano dalla strada, dalle fabbriche ecc., machevelodicoaffà?

Ingredienti:

  • boccioli di tarassaco,
  • aceto di mele (si può usare quello di vino),
  • vino bianco (io non l’ho usato)
  • sale,
  • olio e.v.o. di ottima qualità,
  • aglio,
  • peperoncino.

Come si fa:

mettere sul fuoco una pentola con sale e aceto, quest’ultimo deve ricoprire completamente i boccioli.

Togliere il gambo ai boccioli, immergerli in una bacinella e lavarli delicatamente, buttarli nell’aceto bollente e scottarli per 5 minuti.

Scolarli ed allargarli su un canovaccio affinchè si asciughino.

Sterilizzare i vasi di vetro e mettere i boccioli alternandoli a fettine d’aglio, peperoncino e coprire d’olio.

Prima di chiudere i vasi controllare che i boccioli siano coperti completamente.

Potete accompagnare questi boccioli ai bolliti (sia carne che pesce), formaggi, io li pappo così con il pane appena sfornato.

Con quelli avanzati faccio una salsa, frullando i boccioli con le mandorle e pomodori secchi q.b.

Buona giornata a tutti.


Petto di pollo marinato allo yogurt e grigliato.

Beh, ultimamente se le prende le sue rivincite, il pollo, anche per merito delle blogger che gli ridanno lustro vestendolo a festa anche senza immergerlo in teglie unte di burro e olio, gli tolgono delicatamente la pelle e lo massaggiano con latticello, erbe profumate, salsine etniche e yogurt, come in questo caso.

Ci sono preparazioni poco fotogeniche, ma, l’importante è che siano commestibili, e questa lo è, ve l’assicuro.

Pensate che  questo petto di pollo è stato gradito anche dal mio solito commensale che guarda sempre con diffidenza tutto ciò che non ha un aspetto godurioso.

Per fare 2 porzioni:

  • 1/2 petto di pollo,
  • yogurt naturale,
  • coriandolo fresco (lo trovo  alla Metro o al mercato ortofrutticolo) va bene anche il prezzemolo,
  • peperoncino fresco,
  • aglio,
  • qualche semino di cardamomo pestato nel mortaio (facoltativo),
  • scorza grattugiata di lime,
  • succo di lime.

Preparazione:

tagliare a metà, per il lungo, il 1/2 petto di pollo, non batterlo, mettere tutti gli altri ingredienti nel mixer e frullare, aggiustare di sale e trasferire metà della marinata in un piatto, appoggiare la carne e coprire con l’altra metà.

Far riposare al fresco per  1/2 ora.

Scolare la carne dalla marinata ed appoggiarla su una bistecchiera (per non farla attaccare e non sporcare la fodero con la carta forno)

Far cuocere da ambo i lati fino a cottura, io uso una bistecchiera vintage doppia.

Ho accompagnato questa delizia con dei pomodorini ciliegini cotti al forno con aglio, origano, pangrattato mescolato con la farina di mandorle.


Pasta di mais risottata con Polpo ubriaco.

polpo con pasta di mais-1

Mi soffermo a parlare della pasta che per me è stata una gradita sorpresa, in quanto fatta solamente con farina di mais ed acqua, è senza glutine, e questo farà piacere a chi ne è intollerante.

Le indicazioni di cottura scrivono di mescolare i primi 3 minuti, coprire e spegnere, dopo 5/7 minuti scolare.

Data la quantità di sugo del polpo ho pensato di risottarla: ho allungato il sugo con poca acqua bollente salata ed ho proseguito come da indicazioni, ha assorbito completamente il sugo, colorandosi, e profumandosi.
Ingredienti:

  •  1 polpo congelato da 1 kg c.ca,
  •   peperoncino di Calabria,
  •   2/3 spicchi d’aglio,
  •   prezzemolo,
  •   olio evo,
  •   vino rosso corposo e di buona qualità (Cabernet frank)

Come ho fatto:

ho scongelato il polpo, l’ho risciacquato sotto l’acqua fredda e l’ho messo in una pentola di coccio con abbondante olio evo, 3 spicchi d’aglio schiacciati, abbondante peperoncino, prezzemolo tritato.

Ho mescolato e lasciato qualche ora in frigorifero, ho postola pentola con la retina pargi fiamma su fuoco forte e fatto rosolare per qualche minuto, mescolando, fintanto i tentacoli si sono arricciati.

Hoversato ½ litro di vino in un pentolino per dealcolizzarlo e portarlo a temperatura, ho coperto il polpo con il vino, ho fatto evaporare ancora per qualche minuto, ho coperto, abbassato la fiamma al minimo e continuato la cottura.

Ho controllato la cottura con i rebbi della forchetta, dopo c.ca 1 ora e mezza era cotto.

La cottura della pasta l’ho spiegata nell’introduzione, ma nulla vieta di usare un altro tipo di pasta, una polentina, un purè.


Carpaccio di zucchine.

carpaccio di zucchine nuovo-001

Questo carpaccio di zucchine è quanto di più semplice si possa fare per stare in forma e quando il tempo è tiranno.

Nulla di più facile questo antipasto, chiamarla ricetta sarebbe esagerato.

La prima volta che l’ho visto è stato a Stoccarda, anni fa, era il periodo in cui avevo ancora l’orto e appena ritornata a casa l’ho rifatto con le zucchine fresche.

Per farlo servono delle zucchine piccole e sode, si affettano con il pelapatate e si condiscono con una salsina fatta con:

  • menta fresca,
  • pinoli,
  • olio,
  • succo di limone,
  • sale,
  • pepe.

Io l’ho accompagnato ad una ricottina fatta da me, semplicemente facendo bollire il latte passato, (è la Puina, come la chiamava mia madre).  che lo ha reso piatto unico.

carpaccio di zucchine-001

L’idea del canestro mi è sembrata geniale ma l’aveva già fatta Il cavoletto di Bruxelles…


Zucca al forno con salsa di soia (di Nigella)

Zucca con salsa di soia pronta

Come tutte (o quasi) le ricette di Nigella anche questa è di facile e veloce esecuzione.

Ingredienti:

  •   1 zucca (io ho adoperato la Butternut),
  •   salsa di soia,
  •   aglio vestito (quantità a piacere),
  •   timo,
  •   olio di oliva (Nigella dice no extravergine, fate voi).

zucca pronta da forno

Come fare:

preriscaldare il forno a 200°C. , sbucciare la zucca, privarla dei filamenti e dei semi (non buttateli potete farne un gustoso riciclo) e tagliarla a pezzi io, per renderla più carina l’ho tagliata con un coltello a lama ondulata.

Condire la zucca, mescolare bene e metterla in una cocottina o pirofila da forno, infornare per 20 minuti.

Provate, oggi ho visto molte zucche al supermercato, la stagione continua.


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