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Torta alla casatella DOP, mou di noci e purea di pere: una cheesecake trevigiana?

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Oggi vi porto fuori dai confini della mia regione, andiamo a Treviso, splendida cittadina, citata anche nella Divina Commedia “…dove Sile e Cagnan s’accompagna”.

Treviso e la sua provincia hanno dato i natali allo straordinario radicchio tardivo, alla casatella trevigiana DOP, al Prosecco e a tanti altri prodotti d’eccellenza e… anche a tre foodblogger bravissime, a dimostrare che l’aria della Marca Trevigiana fa bene.

Anni fa comperai un libricino, all’interno, una ricetta tra tante, attirò la mia curiosità: delizia di casatella su crostata di noci al mou”; dalle mie parti non è stato mai facile trovare la Casatella Trevigiana DOP, ma dopo la scoperta di questa ricetta ho aguzzato la vista e quando la trovavo per me era una festa, ma la casatella, fino a venerdì scorso, finiva nel piatto insieme con una pera e diventava il mio pranzo; anche qui finisce accanto ad una pera ma è un’altra storia.

Spesso, le ricette che si trovano sui libri, specialmente se fanno parte del menù di un ristorante (segreto professionale ;-) ) vanno interpretate, rivisitate e corrette e se non si ha almeno un briciolino di esperienza, si rischia il flop quindi vi spiegherò come ho fatto io, fidatevi…

La ricetta originale contempla 6 monoporzioni da 8 cm., io ho optato per uno stampo da 18 cm. perchè la volevo goduriosa, con uno stampo da 22/24 sarà più bassa ma sempre straordinaria… Beh, si evince che ne sono innamorata ?

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Passiamo alla ricetta, la frolla potete fara il giorno prima, con la vostra ricetta del cuore, chi ha poco tempo può adoperare quella pronta, non siamo rigidi, se avanza fate dei biscottini; io avrei dovuto stendere la frolla più sottile (n.d.r.).

Lo stesso discorso vale per il mou alle noci, se avanza potete adoperarlo per decorare un budino o, se preferite, potete servire questa crema alla casatella in un bicchiere, come dolce al cucchiaio, alternandola al mou; come dico sempre, a voi la scelta.

Ingredienti per la crostata di noci al mou:

  • pasta frolla,
  • 125 g. di noci spezzettate,
  • 100 g. di zucchero di canna,
  • 60 g. panna.

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Come fare la crostata di noci al mou:

stendere la pasta frolla ad uno spessore di mezzo cm., bucherellarla ed infornare a 170°C. per 20 minuti.

In un pentolino dal fondo spesso, a fuoco bassissimo, far sciogliere lo zucchero di canna, unire le noci spezzettate, amalgamarle bene al caramello ed unire la panna, mescolare e stendere il più possibile uniformemente il composto sulla pasta frolla, far raffreddare.

Nel frattempo preparare la crema di casatella.

Ingredienti per la crema di casatella, in ordine di apparizione:

  • 2 tuorli,
  • 1 uovo intero,
  • la scorza di mezzo limone,
  • 150 g. di zucchero,
  • 2 fogli di colla di pesce,
  • 200 g. di casatella trevigiana (1 confezione),
  • 200 g. di panna fresca + un po’ per sciogliere la gelatina.

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Come fare la crema di casatella:

mettere tuorli, uovo, scorza di limone e zucchero in una bastardella (pentola dal fondo concavo) e, a bagnomaria, montare il composto e pastorizzare le uova portando la temperatura del composto a 65°C. per 3 minuti.

Ammorbidire la colla di pesce in acqua fredda, strizzarla e scioglierla in poca panna, se preferite potete scioglierla nel rum o limoncello.

Inorporare la gelatina alle uova e raffreddare a bagnomaria con del ghiaccio; setacciare la casatella, amalgamarla al composto e, alla fine unire delicatamente la panna montata.

Comporre il dolce:

adagiare il disco di frolla e mou alle noci sulla base dello stampo scelto, foderare il bordo interno con carta forno e versare la crema, livellarla e riporre in frigorifero per almeno 3 ore (io tutta la notte).

Per accompagnare la torta è consigliata una purea di pere e cannella, anche questa potete prepararla prima.

Ingredienti per la purea di pere e cannella:

  • 2 pere kaiser,
  • 1 cucchiaio di zucchero,
  • cannella in polvere a piacere,
  • acqua.

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Come fare la purea di pere:

sbucciare le pere e tagliarle a pezzi e metterle in un pentolino con lo zucchero, la cannella e poca acqua; cuocerle e frullare (io le ho preparate la sera prima e le ho frullate il giorno dopo).

Per decorare ho essicato nell’essicatore le fette di pera, nel web trovate indicazioni per farlo in forno.

Ho servito la fetta con mezzo gheriglio di noce, una fetta di pera essicata che ho “cercato” di riprodurre con la purea di pere decorata con del cioccolato fondente fuso, provate se vi va.

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 Buona domenica


Torta di Pan di Sorc e Mele Decio per i miei primi 60 anni.

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Dopo aver disquisito sulla vita e la morte, oggi voglio parlare d’amore, sì, a 60 anni e posso dire suonati,  ho voglia di innamorarmi per la prima volta… Di me, cosa avete pensato ;-)

Quarc mi ha detto che inizia la seconda giovinezza quindi, si azzerano i contatori e si riparte, ricomincio facendo tesoro di ciò che ho imparato dai miei errori: voglio dedicarmi a me stessa, prendermi per mano, coccolarmi, consolarmi e dedicarmi mille attenzioni.

La mia prima giornata da sessantenne è iniziata con il bacio di/a Perla, un buon caffè con cardamomo e sciroppo di rose antiche Liguri (S.D.G.), la pulizia dei vetri della sala, e la stesura di questo piccolo post per celebrare la mia festa.

Non avrei mai pensato di arrivare ad oggi, evidentemente la vita mi sta riservando nuove sorprese ed altre soddisfazioni, starò a vedere, intanto per festeggiare mi sono fatta questa torta, la famosa torta di pane e mele della Signora Maria: ho adoperato il Pan di sorc che è già leggermente farcito e profuma di cose antiche, quelle che piacciono a me, antica è anche la varietà di mele che ho adoperato: la mela Decio di Belfiore e, dal momento che l’ho fatta solo per me, ho messo tanta cannella e festa sia

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Ingredienti per uno stampo apribile da 18 cm.:

  • pan di Sorc raffermo,
  • 1/2 kg. di mele Decio (o altra varietà a voi gradita),
  • 250 ml. di latte,
  • 1 uovo,
  • 2 cucchiai di zucchero di canna,
  • burro,
  • uvetta ,
  • pinoli a piacere,
  • pistacchi di Bronte (S.D.G.)
  • buccia grattugiata di limone bio,
  • cannella abbondante,
  • estratto naturale di vaniglia.

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Come fare:

accendere il forno a 180°C.,  lavare bene l’uvetta e farla gonfiare nell’acqua tiepidao nel rum se preferite.

Tagliare il pane a fette di 1/2 cm. , sbucciare le mele, tagliarle a fettine sottili e metterle in una terrina con lo zucchero, i pinoli, i pistacchi, la vaniglia, la buccia di limone e l’uvetta scolata e strizzata.

Foderare lo stampo con carta forno per evitare che fuoriesca il composto di latte e uovo che va messo alla fine.

Disporre sulla base le fette di pane, fare uno strato con il composto di mele, aggiungere dei fiocchi di burro e ripetere, finire con le mele.

Sbattere l’ uovo ed unire il latte,  versare lentamente sulla torta in modo che il pane s’inzuppi uniformemente, aggiungere qualche fioccho di burro ed infornare per 30 minuti coperto con la stagnola che evita la bruciatura della superficie, toglierla e continuare la cottura per un’altra mezz’ora  fino a doratura.

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Per oggi è tutto, vi lascio col mio sorriso da Mon(n)a Lisa ed inizino le danze!

Pan di Sorc

Mele Decio di Belfiore


Zaletti, alla maniera di Mentore.

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Zaletti

“Signore mamme, trastullate i vostri bambini con questi gialletti; ma avvertite di non assaggiarli se non volete sentirli piangere pel caso molto probabile che a loro ne tocchi la minor parte.” (prefazione alla ricetta 591 de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi 1891)

Eccomi con la ricetta facile facile, veloce veloce, tanto facile e veloce che, quando ho telefonato a Tiziana, alla quale avevo mandato poche ore prima la ricetta, per dirle che li stavo facendo, lei mi ha risposto che li aveva già fatti e mangiati :-D

É diversa dalla ricetta dell’Artusi ed anche da quelle che ho visto nel web, strano a dirsi ma non avevo mai assaggiato i Zalletti o Zaeti (in lingua Veneta); questa è molto più semplice ed anche più leggera, contempla meno uova e non c’è il lievito di birra, come ho scritto nel titolo è “alla maniera di Mentore.

Chi è Mentore, chiederete voi: Mentore Valandro è l’insegnante che ha tenuto il corso di pasticceria al quale ho partecipato tempo fa; era proprio nel periodo in cui ero senza forno ed è per questo che ho dovuto aspettare per mettere in pratica i suoi insegnamenti.

Un piacere ascoltarlo e seguirlo, una persona solare, simpatica, ricca di entusiasmo, un uomo d’altri tempi, pochi fronzoli e molta sostanza.

Il corso era stato organizzato dal Mulino Persello, il primo mulino che ho avuto il piacere di conoscere appena arrivata a Udine; il mulino è a Caporiacco; il mulino Persello,  quando ancora la maggior parte delle persone conosceva soltanto la farina zero e doppio zero (io per esempio), già indicava l’indice di forza (e di qualità) sulla confezione dei vari tipi di farina, il W appunto, per facilitare la scelta ai clienti per tutte le loro preparazioni.

Soltanto da poco tempo il Mulino Persello si è messo in evidenza; fortunatamente, le nuove generazioni hanno capito che continuare la tradizione di famiglia sta diventando un valore aggiunto, un arricchimento umano e spirituale: fare il Mugnaio (Mulinàr in Friulano) oggigiorno, secondo me, è essere privilegiati.

Il coraggio di mantenere vivi gli antichi mestieri dev’essere, per i giovani imprenditori di oggi, motivo di orgoglio, sia per le loro famiglie che per se stessi.

Imparato il mestiere dai genitori, si sono resi conto che, per farsi conoscere e valorizzare questa antica arte, bisogna uscire allo scoperto, e quale modo migliore che quello di organizzare corsi, eventi ecc.?

Ma parlerò ancora di mulini, di farine, di belle realtà di questa Regione che qualche idiotello, cerca di screditare con la propria disonestà, voi che leggete i giornali e seguite i telegiornali sapete già di cosa parlo ;-)

Bene, ed io che non sono giornalista e che amo vedere il bicchiere mezzo pieno, parlerò del bello e buono del Friuli Venezia Giulia, di argomenti i quali, spesso, per interessi economici, testate giornalistiche &.Co. evitano di trattare.

Essere foodblogger non è soltanto scrivere ricette ma è anche girarci intorno, parlare del buono che c’è  ma anche di quello che buono non è,  per me è questo, col carattere che mi ritrovo, solo questo posso fare.

Per fortuna ci sono persone che mi danno fiducia e mi parlano, mi è successo proprio ieri ed aspetto con ansia che mi arrivi il materiale per potervi raccontare una bella storia, una storia che parla di natura, animali, di persone semplici ed appassionate, persone che non ci stanno a diventare invisibili.

É proprio grazie al loro lavoro e a quello delle loro generazioni passate che il Friuli Venezia Giulia, così piccolo, ha ben 9 Presidi Slow Food e, si sa, per essere un presidio Slow Food bisogna lavorare bene, seriamente, con la consapevolezza che si diventerà si famosi ma non ricchi…

Ed è proprio a causa di quelli che invece vogliono diventare più ricchi che famosi, che molte realtà faticano a rimanere a galla, c’è sempre quell’enorme piedone che cerca di ricacciarli sott’acqua ma… Chi la dura la vince ;-)

Oh mamma, si è fatto tardi, corriamo in cucina.

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 Zaletti da infornare e sfornati

 Ingredienti (con questa dose ho ottenuto 95 biscotti, 2 teglie da 36 ed 1 da 23, del peso variabile tra i 6/7 grammi:

  • 125 g. farina Persello 0 Italia*,
  • 125 g. farina di mais gialla rustica (io polenta Socchievina di Fiorindo Mazzolini),
  • 125 zucchero di canna,
  • 125 g. burro,
  • 1 uovo,
  • 3 g. di lievito per dolci,
  • 1 pizzico di sale,
  • 1/2 bacca di vaniglia (1 puntina di vaniglia Bourbon in polvere),
  • la scorza grattugiata di 1/2 limone,
  • 75 g. di uva sultanina,
  • 25 g. di pinoli.

*ITALIA: un’ottima farina di grano tenero Italiano Tipo “0” per un uso quotidiano, adatta sia per panificazione (lievitazioni medio brevi) che per pasticceria (creme e frolle).

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Zaletti da infornare

Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C. (io statico).

Setacciare la farina per togliere eventualiimpurità e togliere i grumi rendendola puiù facilmente amalgamabile; pesare tutti gli ingredienti e disporli sul tavolo.

Impastare burro, zucchero, scorza di limone, sale ed i semini della bacca di vaniglia (io in polvere); unire l’uovo e per ultime le farine mescolate col lievito.

Aggiungere l’uvetta lavata ed ammollata nella grappa o vino verduzzo (io solo acqua); avvolgere l’impasto e riporlo in frigorifero per 1 ora.

Essendo caldo ho preferito lavorare poco impasto alla volta per evitare che si ammorbidisca troppo, togliendolo, man mano dal frigorifero.

Infarinare leggermente la spianatoia, soltanto per facilitare l’arrotolamento del cilindro di pasta che avrà la dimensione di un migliolo; pizzicare i cilindretti con i pollici/indici (vedi foto) ed infornare per 15/18 minuti o fino a doratura (i miei tra i 13/15).

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 Zaletti

Link di riferimento:

Molino Persello

Polenta Socchievina

Presidi Slow Food del Friuli Venezia Giulia

Un po’ di Storia


Cestini e Millefoglie di Melone con Patè di Avocado e Culatello di Zibello DOP

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Questa ricetta vi sembrerà più complicata della focaccia ma non è così; le uniche difficoltà che ho avuto sono state la scelta del piatto e fotografarla, il patè non consente esposizioni lunghe, ma questo è soltanto un problema da foodblogger ;-)

Se non vi va di tenere acceso il forno a 60° per 3 ore, potete servire questo patè in cestini di Montasio (per i corregionali), di Parmigiano Reggiano o Sbrinz se, come me, lo amate alla follia.

Per la cremosità del patè ho scelto l’avocado che avevo già sperimentato qui, solitamente si adopera burro, ricotta o un formaggio cremoso ma,  l’avocado è ricco di grassi monoinsaturi che fanno bene al cuore, parola dell’ American Heart Association:

♥aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, riducendo il rischio di malattie cardiache e infarti; inoltre forniscono sostanze nutrienti e aiutano a preservare le cellule del corpo.

I grassi monoinsaturi sono anche solitamente ricchi di vitamina E, un antiossidante di cui gran parte degli americani (e Italiani n.d.r.)ha grande bisogno♥

Il Culatello di Zibello DOP è ricco di proteine e contiene pochi grassi e, insieme con l’avocado diventa un armonia di sapori; un patè ottimo anche semplicemente spalmato su un crostino o in un tramezzino con rucola o insalata; come sempre qui lascio al vostro gusto e alla vostra fantasia.

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Ingredienti per  la sfoglia di melone (Ricetta di Davide Oldani):

  • 1/4 di melone (uno medio),
  • 50 g. di riso bollito.

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Come fare:

un consiglio, se volete provare, stendete il composto più sottile adoperando una spatola larga, ridurrete i tempi di asciugatura.

Tagliare il melone a pezzetti e metterlo in una casseruola; farlo sobbollire fino a dimezzare la quantità di liquido; unire il riso già cotto (senza sale), mescolare, togliere dal fuoco e frullare.

Stendere il composto su un foglio di silpac o, se non l’avete va bene anche il silicone ed infornare a 60°C. per 3 ore; se volete fare i cestini, dopo 1 ora circa, sfornare e, adoperando un coppapasta, ricavare la forma desiderata: per le millefoglie lasciare così, per i cestini, sollevare i cerchi con una spatola e capovolgerli su un pirottino reso conico con un manico di legno un po’ grosso.

Infornare e terminare l’asciugatura fin quando la sfoglia avrà la trasparenza di una caramella o di un croccante.

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Ingredienti per il patè:

le dosi sono variabili a seconda della quantità che desiderate preparare, l’importante, per l’equilibrio di sapori, mantenere la proporzione 1/1, stesso peso di culatello, stesso peso avocado.

  • culatello tagliato a pezzetti sottili,
  • stesso peso di polpa di avocado maturo,
  • qualche goccia di succo di limone per evitare l’ossidazione dell’avocado e dare freschezza,
  • una puntina di scorza di limone grattugiata (se avete il microplan usatelo).

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Come fare il patè:

mettere nel bicchiere del minipimer il culatello, la polpa di avocado ed azionare fino ad ottenere una crema, unire il limone, succo e scorza, amalgamare.

Inserire il composto in una sac a poche e riporre in frigorifero fino al momento della preparazione.

Preparazione:

per la millefoglie, alternare sfoglie e patè, ultimando con un ricciolino di patè ed un rametto di timo fresco o altra erba aromatica a voi gradita.

Per i cestini, inserire il patè e decorare con un cuoricino ricavato dalla sfoglia di melone; un consiglio, inserite il patè all’ultimo momento, potete mantenerlo in frigorifero ben chiuso.

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Tutto qui, ora, se vi va, sbizzarritevi, io oggi vado a spasso con ello e lo zio, andiamo in Carnia a comperare il miele; auguro a chi mi legge una bella domenica


Shortbread al Sambuco: senza glutine, con Farina di Saraceno e Glasse Floreali ♣

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Ecco, questa è una di quelle ricette che mi riconciliano con la vita; per un attimo avevo temuto di aver perso entusiasmo e fantasia per quanto riguarda la cucina in fiore, pensavo di prendermi una stagione di pausa invece, mumble, mumble, ecco l’idea, ispirata da Terry che mi aveva omaggiata, durante la nostra ultima scorribanda, con i suoi splendidi shortbread            .

Io mi tenevo alla larga, ogni tanto, anche su pinterest, incappavo in qualche ricetta ma a me le cup, le cap, gli spoon &Co. sono ostici e, nonostante alcune foodblogger di tutto rispetto ed affidabilità mi abbiano fornito signore tabelle di conversione, beh, io sono ancora grammo-dipendente :-D

La presenza della farina di riso in un’altra delle sue ricette             mi ha stimolato a volerli fare senza glutine ed ho optato per la farina di grano saraceno (mi raccomando, i celiaci controllino che sul pacco ci sia la spiga), un occhio di riguardo anche per quanto riguarda lo zucchero a velo che può contenere glutine io, per sicurezza (e risparmio) lo faccio macinando lo zucchero nel macinino da caffè).

I fiori di sambuco sono quelli che faccio seccare di anno in anno e che sono continua fonte di ispirazione.

Sono partita dalla sua collaudatissima ricetta base che prevede 1 parte di  zucchero, 2 di burro, 3 di farina.

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Shortbread senza glassa, formato grande.

Ingredienti:

  •  200 g. di farina di grano saraceno,
  •  160 g. di farina di riso,
  •  240 g. di burro a temperatura ambiente,
  • 120 g. di zucchero a velo ottenuto come indicato sopra,
  • 2 cucchiai di fiori di sambuco secchi, 1 macinato assieme allo zucchero, l’altro messo nell’impasto.

Ingredienti per la glassa:

  • zucchero a velo,
  • scorza di limone grattugiata,
  • succo di limone.

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Come fare la glassa:

inserire nello zucchero a velo e la scorza grattugiata, poco alla volta, il succo di limone e mescolare fino ad ottenere una glassa liscia e fluida ma non troppo liquida.

Questa glassa potete arricchirla, di colta in volta con petali o quanto vi piaccia, i biscotti li potete spennellare o intingere.

Per decorare:

  • petali secchi di calendula,
  • fiori freschi di sambuco,
  • petali di papavero tagliuzzati.

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Come fare:

preriscaldare il forno a 180°C.

Sbattere il burro con lo zucchero a velo (in questo caso con i fiori di sambuco) e quando il composto è ben amalgamato unire, poco alla volta, le farine e il cucchiaio di fiori di sambuco.

Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo (ho adoperato il robot da cucina) e formare un panetto da stendere sulla spianatoia infarinata ad uno spessore di 1 cm o più (in forno gli shortbread si adagiano un pò, almeno i miei si).

Io, non avendo lo stampo apposito ho adoperato dei coppapasta merlati di due misure 6 e 8 cm.

Infornare per circa 10/12 minuti.

Gli shortbread hanno la particolarità di essere pallidi, come le damine del ‘700 ma questi sono della scuola di Chanel che aveva lanciato la moda dell’abbronzatura, fino a quel tempo appannaggio emarginante della Classe Contadina ;-)

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Per oggi è tutto, vi auguro un sereno primo maggio.


Felicità è un Cesto di Agrumi ♣Mini Plum Cake al Limone♣

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Il 28 giugno 2012 “l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità,  riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica (fonte Wikipedia).

Ecco qua, dopo la festa delle donne, la festa di San Patrizio, festa che, insieme ad halloween, centra con l’Italia come un albero di fichi in una piscina (n.d.r.), la festa del papà di ieri, siamo ancora in festa, oggi tutti felici, mi raccomando, anche se siete malati, senza lavoro, senza affetti, senza speranza.

La felicità è una faccenda complicata, dipende da molte variabili soggettive e, per rispetto verso chi ha meno motivi di me di felicità, mi limiterò a parlare di quella che è per me la felicità, quella che ho sempre cercato e che trovo ogni giorno nelle piccole cose.

Lucy

Io associo la mia felicità alla libertà ed alla solitudine, non riesco ad immaginarmi felice senza queste due situazioni che insieme mi danno anche serenità.

Se non si è felici con se stessi non si è felici nemmeno con gli altri, dicono, ecco il punto: io sono felice con me stessa ma non con gli altri, è così strano? Non mi sembra una cosa tanto terribile.

Spesso mi scrivete che sono malinconica, è vero, lo sono, ma non è tristezza, è soltanto nostalgia: ho nostalgia di quel mondo in bianco e nero ancora tutto da colorare che è stata la mia infanzia.

Non ho avuto né modo né tempo per colorarlo, all’inizio non è dipeso da me ed ora è troppo tardi, posso solo dare qualche pennellata qua e là rendendo la mia vita il quadro astratto che solo io riesco ad interpretare.

La felicità è un attitudine, un talento che non tutti possiedono; conosco persone che pur avendo più ragioni per essere felici non lo sono, sono quelle che vedono il bicchiere mezzo vuoto, la felicità è legata all’ottimismo, un pessimista avrà più difficoltà ad essere felice.

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Per quanto riguarda me, sarò completamente felice quando mi sarò scrollata di dosso la mia sudditanza verso gli altri, quando dipenderà soltanto da me e dai miei pensieri.

Sto lavorando a questo, chiamiamolo Progetto, da qualche settimana e sento che in me sta avvenendo una trasformazione, una metamorfosi, forse sarà l’imminente arrivo della primavera?

Ma di questo vi racconterò domani ora, tutto questo parlare mi ha messo un gran appetito, ho voglia, come dire, di qualcosa di buono, per esempio un mini plum cake al limone e semi di papavero con un morbido cuore di curd “light”, come lo chiamava la mia adorata Maria.

Rispetto alla sua ricetta, in questo caso ho adoperato solo limoni ma ho fatto anche la sua versione: in tutti due curd ho lasciato le scorze  (ho acquistato la grattugia microplane, con quello che è costata non posso mica buttarle ;-) ), NON ho adoperato il burro ma, soltanto in quello al limone ho messo un filo d’olio extravergine di oliva delicato.

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Curd leggero di Maria, versione al limone (per la ricetta cliccare QUI).

I limoni arrivano dalla Calabria, sono quelli di Max, biologici che più biologici non si può, c’è anche il burro buono, quello dei Buchteln; li ho presentati avvolgendoli con il nastro regalo degli Amici di Godia, in questo post, c’è già qualche spunto per la mia felicità.

La ricetta è ispirata da Pinterest, luogo di perdizione culinaria e non solo, purtroppo spesso le ricette straniere contemplano le “cups” ed io, pur avendo a disposizione fidate tabelle di conversione cup/grammi, ho ancora grosse difficoltà di adattamento.

Questa blogger mi è venuta incontro, la sua ricetta ha anche le indicazioni in grammi e, per di più, demolisce la regola che il composto per i muffins debba essere diviso in ingredienti secchi e liquidi ed uniti alla fine mescolandolo poco: in questa ricetta lei mette tutto assieme (io ho seguito il mio metodo sequenziale) e via.

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Oggi non vi farò ridere con traduzioni improbabili, sarò seria:

Ingredienti per 12 muffin (ricetta originale) o 8 mini plum cake, o 1 plum cake:

  • 125 g. di burro morbido,
  • 6 cucchiaini di scorza di agrumi finemente grattugiata: limone, lime e arancio (io solo limone),
  • 150 g. di zucchero semolato (io 100),
  • 2 uova,
  • 300 g. di farina auto lievitante (io ho adoperato quella per non fare tanti calcoli),
  • 125 ml. di latte (avevo solo quello senza lattosio),
  • 2 cucchiai di semi di papavero (io quelli macinati),
  • 1 pizzico di sale (aggiunta personale).

Per la farcitura:

  • curd di Maria.

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Come ho fatto:

preriscaldare il forno a 200 ° C.

Con le fruste, nel robot da cucina, sbattere il burro con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata finemente; unire, una alla volta, le uova, aggiungere il latte e, alla fine, sempre poca alla volta, la farina.

Aumentare la velocità (media) e sbattere finché il composto sarà chiaro, incorporare i semi di papavero.

Dividete il composto a seconda di ciò che volete fare, consiglio. l’impasto lievita molto, i miei mini plum cake hanno strasbordato molto, l’unico “presentabile” quello della foto, va detto ;-)

Io, prima della cottura, ho farcito i mini plum cake con il curd di Maria, adoperando una siringa.

Infornare e cuocere per circa 20 minuti (io un pò di più, essendo più grandi), valida la prova stecchino; far intiepidire e sformare, se vi va potete anche glassarli con una glassa al limone.

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P.S.: le categorie Senza glutine e senza lattosio valgono soltanto per il curd.

Mi raccomando siate felici, a domani


Buchteln, con salsa al cardamomo, quando c’è il burro buono.

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Ricetta Cucina Triestina Maria Stelvio (pag 338)

Sono ritornata dall’Austria, da qualche giorno ormai, col burro buono, il latte buono, una rinnovata energia, un ritrovato entusiasmo e una nuova consapevolezza.

Ma di questo parlerò un’altra volta, oggi voglio parlare di Buchtel, della mia prima volta con i Buchtel, una ricetta che mi ha fatto risalire sulla macchina del tempo, diventata ormai il mio mezzo di trasporto preferito.

Su questa macchina trasporto i miei sogni, i miei ricordi ed anche i miei rimpianti, è come vivere due volte, la seconda correggendo gli errori della prima, trasformando i brutti ricordi in bei ricordi e la vita ricomincia.

Nel post dei gnochi de spinaze vi ho raccontato della Signora Lia, ebbene, è proprio lei che me li ha fatti assaggiare la prima volta, li alternava alla torta di mele, avevo quasi vent’anni e da allora non li avevo mai più mangiati.

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Burro Austria, cardamomo.

La scintilla è stato il burro buono e bello, il burro dell’Austria; appena arrivati a casa ello ha voluto che facessi dùspaghi, io non faccio mai la pasta al burro, nella mia infanzia era il piatto must a casa della Signora Gisella, d’altronde, come va di moda dire: i piatti più semplici devono contenere prodotti di straordinaria qualità e questo burro è perfetto, ma volevo di più, volevo fare un dolce dove il burro buono, il latte buono e la farina buona potessero fare la differenza: i Buchteln.

Mentre li preparavo mi hanno ricordato il Danubio che feci tempo fa, già il nome è un indizio, infatti i buchteln altro non sono che i progenitori di quel dolce che a Napoli hanno chiamato Briochina dolce del Danubio, semplificato in Danubio e che poi è stato rivisitato anche in versione salata.

I Buchteln sono focaccine dolci di pasta lievitata, riempite di marmellata e cotte in una pirofila in modo che si attacchino l’una all’altra.

Sono originarie della Boemia, ma hanno un posto di primo piano nella cucina austriaca, nella cucina ungherese (in lingua ungherese bukta) e anche nella cucina ladina.

I Buchteln tradizionali sono riempiti con powidl (confettura di frutta preparata senza aggiungere zucchero) di prugne o coperti di salsa alla vaniglia.

I più famosi Buchteln austriaci vengono serviti nelCafé Hawelka a Vienna, dove sono la specialità della casa e vengono preparati secondo una ricetta di famiglia antichissima e segreta.(Fonte Wikipedia)

In Baviera i Buchteln vengono chiamati Rohrnudeln.

Trieste contempla la tradizione per questo dolce, avendo assorbito influenze Austroungariche per quanto riguarda la gastronomia; si mangiano anche in Alto Adige per la naturale e golosa conseguenza della sua posizione geografica.

Vengono serviti con una salsa alla vaniglia, ho voluto variare questa tradizione con una salsa al cardamomo che ben si sposa con il sapore della confettura di albicocche.

Altre varianti potebbero essere con una salsa alla cannella se la farcitura si fa con una confettura di prugne o di mele, per esempio.

Inizio con la ricetta del Sacher Hotel la quale, secondo me, manca dell’ultima lievitazione che li avrebbe resi più alti e soffici:

Collage Buchtel ricetta Sacher-001

Ricetta Buchteln Sacher Hotel.

collage buchteln Sacher-001

Note: impastare con la planetaria (per chi ce l’ha) sennò, come ho fatto io per la versione della Stelvio, nella macchina del pane (impasto per pasta 9 minuti), fare un’ulteriore lievitazione prima di infornare, curare di più l’esecuzione delle porzioni e la sistemazione in teglia.

Per fare la salsa al cardamomo ho fatto intiepidire il latte ed ho lasciato in infusione i semi di cardamomo leggermente schiacciati per un’ora, riscaldando il latte di tanto in tanto.

L’ho portato ad ebbollizione, ho passato al colino per eliminare i semi ed ho proceduto come da ricetta originale.

buchteln alto n-001

Buchteln con salsa al cardamomo.

Non completamente soddisfatta, sono andata alla ricerca della ricetta sul libro della cucina Triestina di Maria Stelvio (1976), certa di trovarla, essendo, come ho scritto prima, una ricetta della nostra tradizione dolce.

Qui varia la quantità di lievito e, come potete leggere nella foto dell’inizio, variano anche le fasi di lavorazione, di lievitazione e la forma, segno che ognuno le ricette della tradizione le ha interpretate e le interpreta a modo suo senza, alla fine, stravolgere il risultato.

Ho cambiato anch’io la forma, rimamendo sulla forma circolare della ricetta del Sacher, ho solo aumentato il diametro di due cm. ed ho inaugurato la Farina Garofalo, faccio parte di Gente del Fud e spesso l’Azienda ci omaggia con qualche prodotto.

Inoltre ho immerso i buchteln nel burro fuso come nella versione del Sacher ed ho adoperato il latte di malga; per tutte 2 le preparazioni ho adoperato una marmellata di albicocche senza zucchero.

farina Garofalo1-001

Le farine sono di tre tipologie: W170 per lievitazioni fino a 8 ore (quella che ho adoperato);  W260 per lievitazioni fino a 24 ore e W350 fino a 48 ore di levitazione.

collage buchteln Stelvio-001

Collage Buchteln Maria Stelvio.

Note: distanziare di più i saccottini e curarne di più la forma.

buchteln pp.-002

Se decidete di prepararli, sappiate che potete staccarli e riporli nei sacchetti e congelarli, all’occorrenza una botta di forno e saranno come appena fatti.

Questa è la mia inconsapevole versione salata della ricetta:

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Lascio un link interessante per chi ama, come me, la storia del cibo, buona domenica a voi.

Snoopy e Linus


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