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Sospiri, cacao… amaro

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«Eravamo in tanti nell’immensità della piantagione. Le foglie secche del cacao tappezzavano la terra dove i serpenti si scaldavano al sole dopo le grandi piogge di giugno. I frutti dorati pendevano dai rami come lanterne antiche. Meravigliosa mescolanza di colore che rendeva tutto bello ed irreale, meno il nostro lavoro sfibrante.

Alle sette del mattino eravamo già sul posto a tirare giù cacao, dopo aver affilato i coltelli di fronte allo spaccio. Alle cinque di mattina una sorsata di acquavite e un piatto di fagioli ci davano le forze per il lavoro della giornata. Honoris mi insegnò il lavoro.

Diventammo buoni amici all’ombra avvolgente della piantagione, dove il sole non penetrava. I miei piedi cominciavano a circondarsi di una crosta grossa formata dal vischio del cacao che l’acqua del fiume non riesce a tirare via…»

(Jorge Amado, Cacao, Einaudi, Torino)

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Ogni tanto mi avventuro in imprese più grandi di me,  fuori dalla mia portata, questo mi piace, mi stimola; specialmente in un momento in cui ho poco entusiasmo e, in assenza di stimoli, vivo alla giornata.

In attesa della primavera reagisco così, con prove maldestre in cucina: non so perchè questi dolcetti si chiamino sospiri, forse perchè leggendo la ricetta un sospiro nasce spontaneo: riuscirò mai a farli?

Ebbene si, dopo anni di sospiri guardando la foto, finalmente li ho fatti, assaporati e fatti assaporare: non sono perfetti nell’esecuzione come gli originali, io ho voluto esagerare con la panna che li ha resi più alti; in fondo la caratteristica di questi dolcetti sta proprio nella sorpresa di trovare un soffice strato di panna quando si addenta la crosticina di cioccolato, ecco, è questo il sospiro.

Io scrivo la ricetta originale, non avendo un coppapasta da 3 cm. li ho fatti da 2; le dosi di panna e di cioccolato sono esagerate, specialmente la cioccolata, secondo me ne bastano 250 g., lo verificherete se vi dovesse venire la tentazione di provare.

Ingredienti per 16 pezzi, per la pasta frolla:

  • 80 g. di burro,
  • 65 g. di zucchero,
  • 1 uovo,
  • 170 g. di farina,
  • 1 pizzico di sale,
  • vaniglia.

Per la decorazione:

  • 200 g. di panna da montare,
  • 500 g. di cioccolato fondente (70%).

Come fare la pasta frolla:

lavorare il burro con lo zucchero, unire l’uovo, il sale, la vaniglia fino ad ottenere un composto spumoso.

Incorporare la farina senza mescolare troppo a lungo.

Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e riporlo in frigorifero per 15 minuti (se dovesse risultare ancora morbido prolungare a 30 minuti).

Preriscaldare il fono a 220°C.

Stendere la frolla ad uno spessore di 3 mm. e ricavare 32 tartellette da 3 cm., adagiarle negli stampini (io le ho messe nei pirottini) e cuocere per c.ca 12/15 minuti.

Sfornarle, lasciarle raffreddare ed estrarle dagli stampini: nel frattempo montare la panna (non zuccherarla) e metterla nella tasca da pasticcere (sac a poche).

Distribuire la panna su 16 tartellette e metterle in freezer per 1 ora; sciogliere il cioccolato a bagnomaria ed immergervi le tartellette capovolte facendo in modo da ricoprire lo strato di panna; appoggiare sopra le rimanenti 16 tartellette e decorare col cioccolato… Meglio di come abbia fatto io ;-)

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Chi li ha assaggiati li ha apprezzati, provate se vi va.

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Buona settimana

 


Ciambella al toffee, panna e cocco, di Elga, profumi in cucina.

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Ogni tanto mi piace rivangare il passato, mi riferisco al mio passato in cucina, quello che mi ha lasciato belli e buoni ricordi.

Ai miei esordi nel web, ancora inconsapevole ed inesperta dei vari suoi meccanismi, ero affascinata da qualche blogger, non tutte, a quei tempi dominavano la scena il cavoletto di bruxelles, Anice e cannella, le cuoche dell’altro mondo, due donne insieme nel blog ma distanti migliia di miglia, ora divise ed il blog è diventato foto e fornelli.

Poi Elga, semi di papavero: io ero incantata dalle sue foto e alcune volte ho provato qualche sua ricetta; a parte i biscotti adrenalinici che non mi sono riusciti, intendo nella forma, si sono spattaccati sulla teglia diventando un tutt’uno, un tutt’uno che poi ho ritagliato col coppapasta e mi sono pappata con voluttà, gli altri due dolci mi sono venuti un incanto.

Questa ciambella è quanto di più fragrante da portare in tavola a colazione per iniziare la giornata al meglio e quanto di più soffice per il te delle cinque, provate.

Ingredienti:

  • 3 uova,
  • 250 g. di zucchero,
  • 200 g. di farina 00,
  • 50 g. di farina di cocco,
  • 250 ml. di panna fresca,
  • 3 cucchiai di latte,
  • 5 o 6 caramelle toffee (io 6),
  • 1 bustina di lievito,
  • zucchero a velo.

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Come fare (copio dal blog di Elga):

preriscaldare il forno a 180°C.

In un pentolino mettere a scaldare il latte e le caramelle toffe, mescolando finchè queste non si saranno sciolte.

Montare le uova con lo zucchero per 5-10 minuti o comunque finchè il composto non risulti gonfio e chiaro; aggiungere la panna a filo.

Continuare a mescolare e versare il latte con le caramelle, setacciare la farina con il lievito ed unirla al composto; per ultima aggiungere la farina di cocco.

Imburrare e infarinare uno stampo da ciambella (io, al posto della farina ho adoperato la farina di cocco), versarvi l’impasto e cuocere in forno a 180° per 30 minuti.

Sfornare il dolce, rovesciarlo su un piatto e quando è tiepido ricoprirlo di zucchero a velo.

Elga dice:

Avevo già utilizzato le caramelle toffe per questi muffin, ottenendo un risultato completamente diverso, infatti rappresentavano la parte più difficile da masticare di quei dolcetti… Lasciandole sciogliere nel latte regalano al dolce un profumo e un sapore delizioso, di zucchero , latte e burro, che ha completamente invaso la mia cucina.

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Ciambella alla panna e toffee

Buon fine settimana


Kranz alle mele di Knam con frangipane al papavero e cannella: chi la dura la vince!

kranz frangipane semi papavero cannella laton.

Raramente m’incaponisco su una ricetta, quando è buona e mi/ci piace mi fermo; invece questa volta, prima di convincermi, ho ripetuto questo kranz quattro volte, l’ultima delle quali ho optato per la versione rotonda: kranz in tedesco significa corona ed è un dolce che viene preparato anche a capodanno..

Ho cercato nel web la  storia di questo dolce che, pur essendo diffuso anche in altri stati europei, ha origine in Germania; esiste il Frankfurter Kranz che è una corona dolce dove si alternano strati di pan di Spagna e crema ma non ha nulla a che vedere con questo.

I kranz che si trovano nelle pasticcerie /panetterie a Trieste sono delle treccioline fatte con pasta brioche e pasta sfoglia farcite con uvetta; in Baviera e in Austria è chiamato Striezel ma contempla soltanto la pasta brioche.

La mia ricerca non ha dato alcun risultato: il Kranz alle mele di Knam è unico e ciò che ho trovato nel web non ha nulla a che vedere con il suo ((pagg. 70/71 Arte del dolce).

Dalla descrizione di chi ha replicato questa ricetta non si evince nessuna difficoltà mentre io ne ho incontrate alcune: d’altronde si sa che spesso nei libri possono esserci degli errori e non dimentichiamo che forni, frigoriferi ed ingredienti a disposizione nei laboratori dei professionisti non sono gli stessi che abbiamo noi a casa.

Per questo descriverò la mia kranz-esperienza per facilitare l’esecuzione a chi vorrà replicarlo: ho voluto provare anche una versione di frangipane con semi di papavero e cannella per rendere il kranz più natalizio: confesso che è una variante forzata dal “furto” di mandorle di ello :-D

Avevo messo gli occhi su questo dolce appena comperato il libro ma l’irreperibilità del malto e latte in polvere l’avevano messa in lista d’attesa: ho ordinato on line il latte in polvere ed ho reperito il malto secco: nelle ricette che sono in rete il malto secco è stato sostituito col miele ed il latte in polvere col latte fresco.

Dopo il primo tentativo ho modificato la prima parte ma descriverò tutto man mano.

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Ingredienti:

  • 15 g. di lievito di birra,
  • 200 ml d’acqua tiepida,
  • 20 g. di latte in polvere,
  • 480 gr di farina forte 0,
  • 40 di zucchero,
  • 15 gr di malto in polvere,
  • 280 gr di burro,
  • 300 gr di crema frangipane,
  • 2 mele,
  • 1 pizzico di sale.

Ingredienti per la crema frangipane:

  • 50 g. di farina di mandorle,
  • 50 g. di semi di papavero macinati,
  • 1 cucchiaino abbondante di cannella in polvere (facoltativa),
  • 30 g. di farina 00,
  • 100 g. di burro,
  • 100 g. di zucchero,
  • 1 uovo.

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Come fare la crema frangipane:

montare il burro con lo zucchero, aggiungere a filo l’uovo leggermente sbattuto, continuando a mescolare con la frusta,  unire al composto la farina di mandorle, i semi di papavero macinati, la cannella e la farina, amalgamare bene e riporre in frigorifero fino a poco prima dell’utilizzo.

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Miscellanea delle varie prove.

Come fare il kranz (come ho fatto io le tre volte successive):

sciogliere il lievito di birra nell’acqua tiepida; setacciare la farina col latte e malto in polvere ed inserire nel robot da cucina, aggiungere lo zucchero ed il composto con il lievito.

Unire il burro tagliato a pezzetti, il sale ed amalgamare bene fino ad ottenere un composto omogeneo; formare una palla , metterla in una terrina e coprire con la pellicola: far riposare in frigorifero per due ore.

Con un coltello incidere una croce sulla superficie dell’impasto e allargare le estremità con le dita fino a formare un quadrato di pasta.

Coprire con la pellicola e far riposare in frigorifero per altre 2 ore.

Terminato il riposo stendere la pasta col mattarello ad uno spessore di 6-7 mm e porre al centro il restante panetto di burro ammorbidito, stendendolo con le dita.

Ripiegare la pasta sul panetto avendo cura di sovrapporne i lati in modo da chiudere il burro nell’impasto.

Dare quindi inizio alle pieghe: con un mattarello tirare la pasta ad uno spessore di 7-8 mm e ripiegarlo in 3 come si fa per la pasta sfoglia, ripetere questa operazione altre 3 volte e far riposare nuovamente l’impasto in frigo per altre 2 ore.

Nel frattempo preparare la crema frangipane come indicato sopra.

Riprendere l’impasto e stenderlo ad uno spessore di 3 mm. cercando di dargli una forma rettangolare, spalmare la crema preparata con una spatola, pelare le mele e tagliarle a fettine sottili quindi disporle a file regolari sulla crema.

Arrotolare strettamente la pasta nel dal lato più lungo facendo attenzione che la farcitura di frangipane e mele non fuoriesca ; tagliare a metà il rotolo nel senso della lunghezza e con le 2 parti formare una treccia, maneggiare delicatamente.

Adagiarla in uno stampo da plumcake precedentemente imburrato delle dimensioni di circa 25×8 ( oppure in uno stampo liscio da ciambella) e lasciarlo lievitare a temperatura ambiente per 1 ora e 30 minuti, finchè non raddoppierà in altezza.

I miei kranz lievitavano tanto e, dopo aver salvato il primo kranz (cotto in uno stampo di vetro perchè non ne avevo uno della misura indicata) che appena dopo qualche minuto di forno, stava già colassando lungo i bordi, nelle prove successive (compreso il kranz rotondo), prima dell’ultima lievitazione ho preparato, con la stagnola ripiegata più volte, un bordo alto che contenesse l’esuberanza del kranz.

La figlia pasticcera di una mia amica mi ha consigliato di prolungare la cottura a fuoco più basso e di fare le lievitazioni  abbassando quella del frigorifero.

Preriscaldate il forno a 180°C e cuocere il kranz per circa 10 minuti, dopodichè abbassare la temperatura a 160°C. e continuare la cottura per 40 minuti.

kranz frangipane semi papavero cannella n.

É inevitabile che dopo sfornato il kranz si abbassi, optando per la versione rotonda l’estetica ne guadagna: questo è il kranz che ho preparato per un’amica a Natale: ho delegato a lei le foto, l’assaggio ed il giudizio obiettivo che è stato positivo quindi il mio quinto kranz sarà perfetto… Quasi quasi lo porto ad assaggiare al maestro ;-)

Collage kranz foto S.-001

Versione rotonda con cottura prolungata.

Buona domenica a tutti e buon proseguimento ♥

P.S.: se vi venisse voglia di farlo, considerate le 7 ore e mezzo di lievitazione, iniziate al mattino presto; la prima volta io, dopo le pieghe, l’ho lasciato il frigorifero tutta la notte.


Arance caramellate profumate al cardamomo: dolce fine e dolce inizio.

arancia caramellata alto n.

Questa ricetta non è farina del mio sacco: il solito foglietto (credo un vecchio ID) conservato per anni, ogni anno, quando arrivava la stagione ed anche le dolci arance di Max, lo ripescavo e, dopo averlo letto, lo rimettevo via.

Colpa del caramello col quale ho un rapporto conflittuale ed anche questa volta, pur avendo adoperato una pentola di rame col fondo spesso e non aver mescolato, il composto si è cristallizzato, ma non mi sono persa d’animo ed ho aggiunto il succo di mezzo limone e di un’arancia così ho domato il caramello che ha sprigionato un profumo sublime: cardamomo ed arancia, un’estasi.

Se per voi il caramello è una passegiata vi consiglio questo dolce, magari per questa sera: consigliano di far raffreddare le arance in frigorifero per minimo 4 ore e di servirle con del gelato allo yogurt.

A me/noi sono piaciute a temperatura ambiente accompagnate con della panna acida, se vi va e se avete la gelatiera provate a fare il gelato, alla fine un link della mia amica Sabrina: al posto delle noci potete adoperare le mandorle tostate ed utilizzare la julienne di scorza d’arancia per decorare.

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Arance e cardamomo.

Ingredienti (1 arancia a persona):

  • 2 arance dolci e senza semi (Italiane),
  • i semini di 5 bacche di cardamomo, io abbondo,
  • 300 g. di zucchero,
  • 250 ml. di acqua,
  • il succo di 1 arancia,
  • panna acida per accompagnare o gelato allo yogurt.

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Come fare:

pelare le arance con una mandolina prelevando soltanto la parte arancione e tagliare le scorze a julienne; sbianchirle tre volte in acqua bollente, cambiando l’acqua ogni volta per elimininare l’amarognolo.

Pelare a vivo le arance e iniziare a preparare il caramello mettendo sul fuoco un tegame con lo zucchero e l’acqua e, scuotendo senza mescolare, controllare la colorazione.

Quando il caramello inizierà a brunirsi, aggiungere i semini di cardamomo schiacciati nel mortaio, la julienne di scorze d’arancia e completare la colorazione; spegnere il fuoco ed unire le arance e farle rotolare nel caramello.

A questo punto, se volete seguire la ricetta originale, fatele raffreddare per qualche ora in frigorifero oppure tenetele a temperatura ambiente fino al momento di servirle o con il gelato allo yogurt o con la panna acida.

Io ho fatto la dose intera di caramello per averne in abbondanza, se avanza potete mettere la julienne nello yogurt oppure adoperarla per decorare altri dolci, sbizzarritevi.

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Ed eccomi arrivata alla fine dell’anno, mi sono mancata: per anni ho combattuto nemici veri ed immaginari e me stessa, spesso la nemica da temere di più ma è passato.

Ci sono vite e personalità più problematiche di altre, è così, è nella natura dell’uomo e così era il mio destino ma ora ho un dovere nei miei confronti, ho il dovere di rendere me stessa migliore ed è questo il mio obiettivo per il 2015.

Per quest’anno è tutto, auguro a tutti voi e a me un 2015 da vivere al meglio.

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Link:

Gelato alla panna acida con noci.

Arance caramellate al cardamomo (versione simile a quella del foglietto)


Pere Cotogne speziate in agrodolce.

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Pere cotogne speziate, sullo sfondo una delle bamboline di scus (brattee mais) di Ines.

Per fortuna anche la mia vita è così, speziata in agrodolce ed oggi ho voglia di risalire sulla macchina del tempo proponendo questa ricetta che avevo preparate qualche anno fa, con le pere cotogne del vicino, quelle belle, sane.

Ne avevo regalato qualche vasetto per Natale, erano piaciute e così mi sono detta: perchè non rifarle? Quest’anno, come vi ho raccontato, una tempesta ha rovinato l’albero compromettendo il raccolto ma sono riuscita comunque a recuperare qualcosa;  se la frutta non è integra fa presto a deteriorarsi e così, a differenza dell’anno in cui con le pere cotogne avevo fatto marmellate e torte, quest’anno ho salvato il salvabile, ottenendo questa conserva che può accompagnare i bolliti, ottima col cotechino ecc., frullata è perfetta da abbinare ai formaggi ecc.  la scelta la lascio al vostro gusto personale.

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Pero cotogno danneggiato dalla tempesta.

Ingredienti:

  • 1 kilo (io + mezzo perchè ho dovuto eliminare le parti danneggiate) di pere cotogne,
  • sale,
  • 1 litro d’acqua,
  • 700 g. di zucchero,
  • 3 dl. di aceto bianco di vino,
  • 1/2 cucchiaino di semi di coriandolo,
  • 1/2 cucchiaino di semi di senape,
  • un pezzetto di macis (l’involucro della noce moscata), si può sostituire con una grattatina di noce moscata.

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Macis.

Come fare:

con tanta pazienza, pelare le pere cotogne e dividerle a metà eppoi a spicchi e metterli in una terrina con acqua fredda salata per evitare che si ossidino.

Scolarli e trasferirli in una casseruola con il litro d’acqua: portare ad ebollizione e far cuocere per 10 minuti.

Scolare le pere e metterle da parte, aggiungere al liquido di cottura lo zucchero, l’aceto le spezie e portare ad ebollizione mescolando fino a sciogliere completamente lo zucchero.

Aggiungere le pere e lasciarle sobollire per 10 minuti finchè saranno ammorbidite; togliere la casseruola dal fuoco e lasciar riposare le pere nello sciroppo per 12 ore.

Trascorso il tempo di riposo sterilizzare i vasi scelti per conservarle: considerate che possono essere un’idea regalo per le feste ormai imminenti.

Per sterilizzare i vasi, lavarli ed asciugarli e metterli in forno, a 100°C. per 20 minuti, a qusto punto scolare le pere ed inserirle nei vasetti; rimettere lo sciroppo sul fuoco e ridurlo facendolo sobollire per 10 minuti.

Filtrarlo e versarlo nei vasetti a coprire le pere; pulire l’imboccatura ed i bordi e chiudere: conservare in luogo fresco ed asciutto (con questi tempi sarà una sfida ;-) ) per almeno un mese.

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Anche per oggi è tutto, alla prossima ricetta, buona giornata


Fool di Uva Fragola, dolce Fool-lia d’autunno (con e senza agar agar).

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Come dice Terry, bisogna battere il ferro finchè è caldo, tradotto nel “foodblogger’s language” significa che le ricette che contengono prodotti di stagione vanno postate/pubblicate/condivise quando è la loro stagione: in Italia la stagionalità può subire variazioni perchè, come sapete, l’Italia è fatta a forma di stivale e da nord a sud il clima è diverso: in pratica L’Italia è un orto dove la semina a scalare viene gestita dalla Natura.

É la stagione dell’uva fragola, almeno qui, dalle mie parti e quindi vi propongo/propino un’altra ricettina, un Fool che avevo sperimentato nell’anno 2009, ero alle prime armi e seguivo le ricette paro paro, senza fiatare, ma ora che, perdonate la presunzione, ne so qualcosina in più, ho imparato a non adoperare gli albumi crudi, a meno che non siano pastorizzati (si trovano in brik al Despar).

Ho imparato a fare la meringa Italiana, una preparazione che, avendo la stessa consistenza e tenuta della panna montata, permette di ridurne la quantità.

Vi do le due versioni: quella fatta anni fa seguendo fedelmente la ricetta e la variante che ho elaborato con agar agar e meringa italiana, scegliete voi; ovvio che, in mancanza dell’uva fragola, potete adoperare altri tipi di uva nera, per aromatizzarla un po’ potete profumare con cannella, macis, vaniglia, apiacere.

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 Uva fragola.

Ingredienti per la versione originale con la colla di pesce:

  • 1 kg di uva fragola (o uva nera),
  • 150 ml. di panna fresca,
  • 25 g di colla di pesce,
  • 2 albumi freschissimi,
  • 30 g. di zucchero.

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Come fare:

lavare l’uva, sgranarla e mettere gli acini in una casseruola; scaldare a fuoco basso e schiacciare di tanto in tanto con un cucchiaio per far uscire il succo.

Mettere la gelatina in acqua fredda per 10 minuti, strizzarla e scioglierla (senza farla bollire) a fuoco bassissimo.

Quando i chicchi saranno morbidi passarli al setaccio su una terrina, eliminando bucce e semi, montare la panna ed incorporarla;

Versare la gelatina a filo sul composto di uva e panna, sempre mescolando e lasciar riposare.

Montare gli albumi a neve ben ferma con lo zucchero ed incorporare delicatamente, distribuire la mousse in coppette e far raffreddare in frigorifero per 1 ora.

Decorare con ciuffetti di panna montata a piacere.

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Versione con agar agar

Ingredienti per la versione con agar agar e meringa italiana:

  • 1 kg di uva fragola (o uva nera),
  • 100 ml. di panna fresca,
  • 10 g. di agar agar,
  • meringa Italiana.

Ingredienti per la meringa italiana:

per comodità ho preparato la dose che faccio di solito, in questo fool ne ho inserita metà, quella che resta la potete utilizzare per altro.

  • 50 g. di albume (pizzichino ino sale e gocce succo limone per montarli),
  • 100 g. di zucchero a velo (ricavato macinando lo zucchero nel macinino da caffè, così è senza glutine),
  • 50 ml. di acqua per lo sciroppo.

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Come fare la meringa italiana:

montare gli albumi a neve fermissima; preparare uno sciroppo con lo zucchero a velo e l’acqua , facendo sciogliere sul fuoco fino ad ottenere uno sciroppo denso.

Versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati a neve continuando a montare il composto fino a quando non sarà freddo, poi riporre in frigo.

Come fare la versione con agar agar:

lavare l’uva, sgranarla e mettere gli acini in una casseruola; scaldare a fuoco basso schiacciando di tanto in tanto con un cucchiaio per far uscire il succo.

Quando i chicchi saranno morbidi passarli al setaccio per eliminare bucce e semi; prelevare una piccola quantità di succo per sciogliere l’agar agar facendo attenzione che non rimangano grumi, mettere in un pentolino e far bollire per 5 minuti.

Unire una parte di succo ed amalgamare, versare il composto di agar agar nel resto del succo e mescolare bene: riporre in frigorifero per addensare.

Quando noterete che il composto sta diventando cremoso, unire la panna montata dove avremo incorporato la meringa italiana, mescolare bene, delicatamente, versare nelle coppette o bicchierini e riporre in frigorifero, decorare a piacere.

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Ho cercato qualche informazione sulle origini del fool che è nato in Inghilterra, ho notato che qualcuno lo fa anche con la crema pasticcera; vi lascio un link dove la sua storia è spiegata bene:

Fool al rabarbaro

Alla prossima


Kuhani štruklji (Struccoli bolliti): la ricchezza delle contaminazioni gastronomiche.

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Veneto, Austria, Slovenia e l’infinito golfo di Trieste sono le quattro finestre, attraverso le quali sono entrate, in Friuli Venezia Giulia, le varie contaminazioni culinarie.

Questo struccolo bollito è un esempio: specialità tipica Slovena che corre lungo la linea di confine compresa tra Trieste e Gorizia dove, un tempo, le lingue Italiana e Slovena erano conosciute e parlate da tutti.

Lo struccolo bollito l’ho sempre mangiato in Slovenia, per l’esattezza nella Gostilna pri hrastu (alla fine il link): il bello delle trattorie Slovene ed Austriache è che puoi mangiare a qualsiasi ora qualsiasi cosa e nessuno ha mai badato a me se il mio menù era composto soltanto da due portate: palacinke alle noci e struccolo bollito, a sazietà: a quei tempi praticavo molto sport e spesso quelle mangiate seguivano duri allenamenti sulle montagne adiacenti.

A Trieste non l’ho mai né visto né mangiato, so che lo chiamano “strucolo in straza” ma non so se è inteso a quello salato con gli spinaci fatto con la pasta  matta o contempla anche la versione dolce.

Come altre preparazioni che sono menzionate in questo mio album dei ricordi, anche questa stava aspettando il suo turno ed è proprio mentre leggevo gli ingredienti dell’impasto, che ho riconosciuto la ricetta della Signora Maria (el strucolo de ua) e mi sono ricordata il suo procedimento.

Ora, dopo aver preso confidenza con questo tipo di pasta (l’uva fragola ha avuto degna “sepoltura”) ora dotrò riprovare perchè è davvero buono, buono, buonissimo.

Ho voluto sperimentare i due ripieni, dividendo a metà la pasta, ma è tempo di andare in cucina.

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Ingredienti per la pasta:

  • 500 g. di farina 00 (Regina del Mulino Persello),
  • 40 g. di lievito di birra,
  • 1 uovo intero + 2 tuorli,
  • 80 g. di zucchero,
  • 70 g. di burro,
  • la buccia grattugiata di un limone,
  • 1 pizzico di sale,
  • 2 bicchieri di latte c.ca 1/4.

Come fare la pasta:

preparare un lievitino facendo sciogliere il lievito in poco latte ed aggiungere farina fino ad ottenere una pastella fluida, far lievitare fino al raddoppio.

Scaldare il latte rimasto e, senza farlo bollire, sciogliervi lo zucchero, il burro ed unire la scorza di limone, il sale ed il composto di uova.

In una terrina setacciare la farina ed unire il lievitino ed il composto preparato; amalgamare bene e lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato: coprire la terrina e far lievitare in un luogo tiepido (io in forno con la luce accesa) per circa 1 ora.

Nel frattempo preparare i ripieni.

bicchiere

 

Ricetta vecchia, bicchiere vecchio.

Ingredienti per il primo ripieno: mele e noci:

  • 100 g. di noci tritate,
  • 2 piccole mele Renette,
  • 50 g. di uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 50 g. di zucchero,
  • 25 g. di pane grattugiato (2 cucchiai colmi),
  • 1bicchiere di latte (vedi foto),
  • cannella,
  • buccia grattugiata di limone,
  • 1 pizzico di sale.

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Come fare il primo ripieno (vi consiglio di rosolare il pane grattugiato tutto in una volta e dividerlo dopo, la stessa cosa con le noci tritate):

mettere in una terrina il pane rosolato nel burro ed aggiungere le noci tritate scottate nel latte bollente, lo zucchero, le mele grattugiate, l’uvetta ben lavata, la buccia di limone e la cannella.

Consiglio, se, dopo aver grattugiato le mele, notate che rilasciano molto liquido, scolatene una parte, ma non buttatelo via, aggiungetelo all’altro ripieno.

Ingredienti per il secondo ripieno: ricotta e semi di papavero:

  • 150 g. di ricotta,
  • 100 g. di noci tritate,
  • 2 cucchiai di semi di papavero macinati,
  • 50 g. di uvetta,
  • 1 noce di burro,
  • 70 g. di zucchero,
  • 25 g. di pane grattugiato (2 cucchiai colmi),
  • 1 bicchiere di latte (vedi foto),
  • cannella,
  • buccia grattugiata di limone.

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Come fare il secondo ripieno:

in una terrina setacciare la ricotta ed unire il pane rosolato nel burro, le noci tritate scottate nel latte bollente, i semi di papavero macinati, lo zucchero, l’uvetta ben lavata, la buccia di limone e la cannella.

Come preparare gli struccoli:

mettere sul fuoco un tegame capiente con acqua salata e portarla ad ebollizione; dividere l’impasto a metà e stendere la parte da farcire con la ricotta perchè non ha bisogno di ulteriore lievitazione.

Spalmare il composto in maniera uniforme ed arrotolare lo strudel, avvolgerlo in un panno umido e chiuderlo ai lati con lo spago, a mò di caramella.

Immergerlo nell’acqua bollente e cuocerlo per 20 minuti, girarlo e completare la cottura per altri 20 minuti.

Nel frattempo preparare l’altro struccolo: spalmare sulla pasta il composto di mele, arrotolarlo ed avvolgerlo nel tovagliolo umido senza stringerlo troppo e far lievitare per 30 minuti.

Per la cottura procedere come per l’altro.

Scolare gli struccoli, liberarli dal tovagliolo e tagliarli a fette, se non li consumate subito, porzionarli e metterli in congelatore; in previsione dell’utilizzo, scongelare a vapore per mantenere l’umidità e ripassare in padella con burro fuso e pane grattugiato aggiungendo, se vi va, una spolverizzata di zucchero e canella.

strucoli cotti fette pp-001

La piu antica gostilna di Nova Gorica